La storia di Mani Amiche

Oggi rispolveriamo un vecchio articolo di Felice Scermino per rivivere le nostre origini. Buona lettura a chi è parte della nostra realtà e a chi in futuro vorrà farne parte!

LA STORIA DI MANI AMICHE 

Quel giorno un giovane, un ragazzo, aveva urgente bisogno di essere soccorso. Era stato investito o forse aveva avuto un malore. Dalla strada si levò qualche grido, qualche invocazione di aiuto e qualcuno telefonò all’ospedale per una ambulanza. L’Avv. Alfonso Senatore, sotto la cui abitazione si verificò l’episodio seguiva con apprensione la scena ed alla fine, poiché non arrivava alcun mezzo di soccorso si attaccò al telefono e con il peso della sua carica pubblica smosse ogni resistenza. Poco dopo l’ambulanza arrivò, ma il fatto lasciò un segno e l’Avv. Senatore parlò con il Dott. Enzo Baldi, con il Geom. Nino Senatore e con qualche altra persona di buona volontà al fine di far nascere una qualche iniziativa in tema di trasporto degli infermi.

Intanto, prima di questi fatti, proprio a me capitò di aver bisogno di un’ambulanza. Mia madre era stata salvata per i capelli da un’intossicazione da farmaci e doveva essere trasportata dal Centro Antiveleni del Cardarelli di Napoli all’Ospedale Civile di Cava. Mi ero rivolto alla Croce Rossa, ma non vi erano mezzi disponibili. Il Dott. Raffaele Della Monica, che quella volta salvò mia madre e la seguì lungo tutta la malattia, mi fece il nome di Soccorso Amico di Salerno. Chiamai, feci la richiesta e l’ambulanza eseguì il trasferimento della paziente. Ricordo ancora che mia madre, mia sorella e tutti noi rimanemmo colpiti dalla gentilezza del tratto, dal garbo e dalla premura dei modi con cui i giovani di “Soccorso Amico” svolsero il loro servizio. E quando dissi che volevo rimborsare almeno le spese mi lasciarono di stucco dicendomi non solo che non si doveva pagare neanche una lira, ma anche che erano stati ripagati nel vederci soddisfatti per la loro opera.

Volli conoscere “Soccorso Amico” e ne fui travolto a livello emotivo, scoprendomi un uomo di parole e non di fatti. E quando Lello Della Monica mi disse nel suo studio in ospedale (mamma era ancora ricoverata) che bisognava rimboccarsi le maniche, che non si doveva attendere tutto dall’alto, non faticò molto a mettermi in movimento. Ne parlai a Peppino Raimondi e così, più o meno contemporaneamente al primo, nacque un altro gruppetto di persone che meditava di assumere una qualche iniziativa in tema di trasporto degli infermi.

I due gruppetti, ciascuno dei quali ignorava l’esistenza dell’altro, un bel giorno si incontrarono, lievitati anche dall’entusiasmo di nuovi adepti come l’appassionato Raffaele Scarabino, il posato Pasquale Senatore, il generoso Tommaso Avallone, l’operoso Artemio Baldi, e l’idea cominciò a prendere forma. Si pensò di costituire una associazione di volontariato basata sui principi della gratuità, della apoliticità, dell’autofinanziamento, aperta ad eventuali contributi spontanei di terzi, animata dalla speranza di costituire uno stimolo per migliorare noi stessi, e di rappresentare un piccolo segno per gli altri.

L’associazione avrebbe dovuto svolgere gratuitamente il trasporto degli infermi ed esercitare altre attività di solidarietà in favore di chi si trovasse in una situazione di bisogno. Tutti eravamo d’accordo, tutti entusiasti. Ma ci voleva una sede, ci volevano i volontari, ci volevano i soldi.

Una ambulanza nuova costava dai 50 milioni di lire in su. E quando avremmo potuto avere mai questa somma? Non ci spaventammo. E così una alla volta, affrontammo i vari problemi. Pensammo di creare la figura dei simpatizzanti sostenitori cioè di persone che apprezzano l’iniziativa ma che non potendo impegnarsi nell’attività dell’associazione, si tassano in favore della medesima versando un contributo mensile. Trovammo una sede, quella attuale, grazie alla grande disponibilità di Pasquale Senatore e dello zio sacerdote. Andammo in giro nelle associazioni, nelle parrocchie, nei clubs, nelle scuole portando questo antico messaggio di generosità e di amore.

A volte avevamo paura di quello che stavamo facendo, perché uscivamo allo scoperto, perché ci impegnavamo, ma i giovani, i nostri cari giovani ci mettevano in crisi con la loro fiducia, il loro entusiasmo. Era un delitto scoraggiarsi, spegnere quelle energie buone e vitali, deludere le loro attese.

Nacque così l’associazione il 19/05/1992 con tanto di atto notarile. E subito dopo Raffaele Scarabino cominciò a lavorare nella sede, aiutato da Artemio e da terzi generosi, sino al punto da farla diventare pulita e dignitosa. Enzo Baldi intanto accompagnava i giovani volontari presso il palazzo di Soccorso Amico ove seguivano il primo corso di formazione. E gli altri aiutavano, seguivano e soprattutto lavoravano all’esterno per raccogliere adesioni. Poi il Comune di Cava, informato e sollecitato dall’Avv. Alfonso Senatore, pensò di affidarci in comodato una vecchia ambulanza già in uso presso la casa dell’ONPI. Intanto avevano aderito all’associazione quelli che poi diventeranno il segretario ed il tesoriere, cioè rispettivamente Umberto Ianiro, un silenzioso gentiluomo disponibile a servire senza clamori e Riccardo Di Mauro, un autentico vulcano capace di macinare idee e lavoro senza risparmio di tempo e di energie.

Prima e dopo di loro aderirono tanti altri, giovani e non, ragazze e signore, che non è possibile nominare per la tirannia dello spazio, ma che certamente ci hanno superato in entusiasmo e disponibilità. Mettemmo a posto l’ambulanza e poiché diversi altri volontari avevano fatto il corso, iniziammo concretamente l’attività.

Ricordo come tutti, senza dire niente, aspettavamo distrattamente la prima richiesta di intervento e poi venne la prima chiamata e dopo di essa tante altre sino ad oggi. Il resto è noto a tutti ed appartiene al passato recentissimo ed al presente.

Lungo la strada molte persone ci hanno accompagnato, alcune ci hanno dovuto lasciare per tante valide ragioni ed altre ne verranno. Ma, a prescindere dalle persone, quello che deve vivere e crescere è questo segno che è capace di svelarci le nostre contraddizioni nel silenzio delle coscienze e che riesce a mostrare agli altri una strada percorribile di amore, maledettamente concreta. E quanto più ciascuno di noi avrà la forza di scoprire le proprie debolezze, tanto più quel segno diventerà per tutti forte e vigoroso.

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