#lamiaesperienzainmaniamiche | Domenico Landuccio: dalle visite in sede da bambino al servizio civile, una casa che resta nel cuore

Spesso le scelte più importanti maturano nel tempo, partendo da esperienze vissute fin da bambini. La storia di Domenico Landuccio ne è un esempio: un interesse per il volontariato nato osservando la propria famiglia e concretizzatosi poi grazie al Servizio Civile Universale, che gli ha permesso di entrare attivamente in Mani Amiche. Anche se oggi le dinamiche della vita e un’importante opportunità professionale lo tengono lontano da Cava, il suo cuore continua a battere forte per quella divisa arancione, custode di un’esperienza indimenticabile e di amicizie che il tempo e la distanza non potranno mai scalfire. Oggi Domenico ci racconta il suo viaggio tra servizio, crescita e affetti sinceri.

DOMENICO, IL TUO LEGAME CON MANI AMICHE RISALE A QUANDO ERI BAMBINO. COME TI SEI AVVICINATO A QUESTA REALTÀ PRIMA ANCORA DI DIVENTARNE PARTE ATTIVA?

“Conosco l’associazione Mani Amiche sin da quando ero bambino. Mio zio, Ciro Avagliano, ne fa parte da molti anni e l’ho sempre visto indossare la divisa arancione con orgoglio e dedizione. Vederlo così impegnato ha fatto nascere in me, col tempo, una grande curiosità verso il mondo del volontariato.

Anche il Presidente dell’associazione era una figura che conoscevo già e, ogni tanto, mi capitava di andare in sede per trascorrere del tempo lì, soprattutto quando mio zio era impegnato in servizio. Respiravo quell’aria di solidarietà e di comunità fin da piccolo, ed era un ambiente che mi affascinava molto.”

ALL’INIZIO DELLO SCORSO ANNO HAI DECISO DI FARE UN PASSO IN PIÙ, PRESENTANDO LA DOMANDA PER IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE. COM’È STATO L’IMPATTO CON IL SERVIZIO ATTIVO?

“Sì, ho deciso di fare un passo in più e di non essere più solo uno spettatore. Nel mese di maggio ho iniziato ufficialmente questo percorso di Servizio Civile Universale presso Mani Amiche.

Durante il servizio civile ho avuto modo di svolgere diverse attività: trasporti sanitari, assistenze, consegne di farmaci e alcuni turni in segreteria. In ogni incarico ho sempre cercato di dare il massimo, con disponibilità e voglia di fare, senza riuscire a stare fermo troppo a lungo: sentivo continuamente il bisogno di rendermi utile per l’associazione.

Proprio per questo mio bisogno di rendermi utile a 360 gradi, non mi sono mai risparmiato nemmeno per i piccoli e grandi lavori di manutenzione. Se c’era da riparare qualcosa, sistemare la sede o rimboccarsi le maniche per rendere i nostri spazi più funzionali e accoglienti, ero sempre pronto. Per me, prendersi cura dell’associazione significa anche curare la nostra ‘casa’ comune, facendosi trovare pronti in ogni necessità.”

DOPO CIRCA SETTE MESI LA VITA TI HA MESSO DAVANTI A UNA SVOLTA LAVORATIVA CHE OGGI TI TIENE LONTANO DA CAVA, MA TU HAI SCELTO DI NON SPEZZARE IL FILO CON L’ASSOCIAZIONE. COME MAI QUESTA SCELTA?

“È andata proprio così. Dopo circa sette mesi ho dovuto interrompere il mio percorso di servizio civile per intraprendere una nuova e importante esperienza lavorativa. È stata una decisione fondamentale per il mio futuro, ma non volevo affatto che coincidesse con un addio alla mia seconda famiglia.

Nonostante la distanza geografica e i nuovi impegni, ho scelto di continuare a far parte di Mani Amiche come volontario effettivo, perché il legame con l’associazione per me è rimasto forte. Il senso di appartenenza a questa realtà non si cancella solo perché si lavora altrove.”

IL SERVIZIO CIVILE È ANCHE SINONIMO DI CONDIVISIONE. CHE RAPPORTO SI È CREATO CON GLI ALTRI RAGAZZI CON CUI HAI CONDIVISO QUESTI MESI?

“In quei mesi ho avuto modo di consolidare rapporti già esistenti e di crearne di nuovi, condividendo il percorso con altri cinque ragazzi del servizio civile. Tra noi si è creato un bel clima di collaborazione e amicizia, che è andato ben oltre il contesto associativo.

Sono nati legami speciali che, nonostante la distanza e le nostre vite prese da mille impegni, ancora oggi accompagnano la mia quotidianità.”

DA RAGAZZO CHE SI PORTA DIETRO QUESTA INTENSA ESPERIENZA, QUAL È IL MESSAGGIO PIÙ IMPORTANTE CHE TI SENTI DI LASCIARE A CHI VORREBBE INTRAPRENDERE QUESTO PERCORSO?

“È stata un’esperienza intensa e significativa, che mi ha permesso di crescere molto come persona e di rafforzare il mio desiderio di continuare a impegnarmi nel volontariato.

Ai ragazzi che verranno dopo di me dico solo di cogliere questa opportunità senza pensarci due volte. Vi lascerà addosso un bagaglio di umanità, di amicizia e di valori che vi accompagnerà ovunque deciderete di andare nella vostra vita.”

Ti piacerebbe vivere un’esperienza formativa, umana e intensa come quella di Domenico? Le porte di Mani Amiche sono sempre aperti per chi ha voglia di fare la differenza. Passa a trovarci in sede e ti daremo tutte le info per unirti a noi!

#lamiaesperienzainmaniamiche | Elena: gentilezza e piccoli gesti che sbloccano il cuore

Ci sono storie che profumano di freschezza, di educazione e di quella disponibilità silenziosa che fa bene all’anima. La storia di Elena Senatore è proprio una di queste. Volenterosa, gentile e dotata di una sensibilità innata, rappresenta al meglio quel ricambio generazionale capace di portare nuova linfa alla nostra associazione.

Arrivata in Mani Amiche con il carico di timori e incertezze tipico di chi si affaccia per la prima volta a una realtà così particolare, Elena ha saputo compiere un percorso straordinario. In poco tempo, con dedizione e umiltà, è passata dal servizio “pronto farmaco” alle assistenze in ambulanza, fino alla gestione della segreteria, muovendosi oggi tra le varie attività con estrema disinvoltura. Conclusi i dodici mesi di Servizio civile universale, ha scelto di non sfilarsi la nostra divisa, diventando a tutti gli effetti una volontaria effettiva. Oggi ci racconta il suo anno di crescita, di emozioni e di piccoli grandi gesti.

ELENA, IL TUO PERCORSO IN MANI AMICHE È INIZIATO A MAGGIO DELLO SCORSO ANNO CON IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE. COSA TI HA SPINTO A COMPIERE QUESTO PASSO E COSA SAPEVI DI QUESTA REALTÀ?

“A dire il vero, avevo sentito parlare di Mani Amiche, ma non sapevo benissimo di cosa si trattasse e quali attività venissero svolte esattamente all’interno della sede. Ho presentato la domanda per il Servizio civile universale perché la vedevo come una grande opportunità per noi giovani, un modo per avvicinarsi sia al mondo del volontariato che a quello del lavoro, favorendo una crescita sia personale che professionale.

Il mio anno è iniziato a maggio dello scorso anno. Non nascondo che all’inizio c’era un po’ di ansia, avevo diverse paure e tantissime domande, ma ero anche guidata da una forte curiosità e dalla voglia di imparare cose nuove.”

DURANTE QUESTI DODICI MESI TI SEI MISURATA CON TANTISSIME ATTIVITÀ DIVERSE, COMPRESA LA SEGRETERIA CHE ALL’INIZIO TI SPAVENTAVA UN PO’. COM’È STATO SUPERARE QUELLE INSICUREZZE?

“Durante questo anno ho avuto la possibilità di seguire molti corsi di formazione e ho imparato cose nuove e importanti. Ho effettuato trasporti sanitari, consegne di farmaci, assistenze e diversi turni in segreteria.

Ecco, la segreteria inizialmente mi spaventava molto: mi sentivo a disagio nel rispondere al telefono e nel gestire le varie richieste delle persone. Poi però, con il tempo e grazie alle tantissime telefonate che arrivavano in giornata, mi sono piano piano sciolta e ‘sbloccata’. La stessa agitazione la provavo all’inizio con i trasporti sanitari, ma anche lì, un passo alla volta, ho acquisito sicurezza e consapevolezza nei miei mezzi.”

ESSENDO UNA PERSONA MOLTO EMPATICA, TI MUOVI CON GRANDE SENSIBILITÀ. C’È UN EPISODIO IN PARTICOLARE CHE TI È RIMASTO NEL CUORE?

“Sì, ed è un momento molto tenero che mi ha fatto riflettere tanto. Ero fuori sede per dei servizi sanitari e sono arrivata a un domicilio per la consegna dei farmaci. Lì ho trovato un signore che ci teneva tantissimo a farmi conoscere sua madre, una signora ultracentenaria di ben 106 anni. All’inizio mi sono avvicinata con una certa prudenza e perplessità, ma quella nonna, seduta sulla sua poltrona, mi ha preso, mi ha stretto forte il braccio e mi ha guardata con occhi lucidi, pieni di saggezza, regalandomi un sorriso bellissimo.

Quel giorno ero un po’ di fretta, ma quei pochi minuti in cui mi sono trattenuta con lei mi hanno commossa e resa felice. Mi hanno resa consapevole di quanto un piccolo gesto, uno sguardo o un semplice ‘Grazie’ possano fare la differenza nella giornata di una persona. Per me queste cose valgono più di ogni altra cosa e ripagano di tutta la pazienza e il rispetto che ci mettiamo.”

IL SERVIZIO CIVILE SIGNIFICA ANCHE CONDIVISIONE DI SQUADRA. CHE RAPPORTO SI È CREATO CON I TUOI COMPAGNI DI VIAGGIO?

“Per 365 giorni ho condiviso questa esperienza con altri cinque ragazzi. Insieme abbiamo vissuto giornate di ogni tipo: da quelle molto impegnative a momenti divertenti e di totale spensieratezza. Abbiamo legato tantissimo, tanto che si sono creati bellissimi rapporti che continuiamo a coltivare anche al di fuori del contesto associativo. Ringrazio ognuno di loro perché, ognuno a modo suo, mi ha dato e aiutato tanto in questo percorso.”

IL TUO ANNO DA CONTRATTISTA È FINITO, MA TU SEI ANCORA QUI, IN DIVISA. COSA TI HA SPINTO A RIMANERE COME VOLONTARIA EFFETTIVA?

“Sono profondamente riconoscente al servizio civile perché è stata un’esperienza che mi ha aiutata a crescere tantissimo, sbloccandomi su vari punti di vista e riducendo le mie ansie e insicurezze, anche fuori dall’associazione.

Visto che mi sono trovata splendidamente in questa grande famiglia e che aiutare gli altri mi fa vivere bellissime sensazioni ed emozioni, una volta concluso il progetto non ho avuto dubbi: ho deciso di continuare a far parte di Mani Amiche. Non più come ‘la ragazza del servizio civile’, bensì come volontaria effettiva a tutti gli effetti.”

C’È QUALCUNO CHE TI SENTO DI RINGRAZIARE PER QUESTO CAMMINO DI CRESCITA?

“Ci tengo a ringraziare innanzitutto il Presidente, il Vicepresidente, Carla e Genoveffa per l’inserimento, la gestione quotidiana del progetto, la disponibilità, la pazienza e la grande fiducia che hanno avuto nei nostri confronti per tutto l’anno. Ovviamente il mio grazie va anche a tutti i segretari e ai volontari dell’associazione, grazie ai quali ho potuto apprendere e capire davvero tutto ciò che vive all’interno di questa bellissima realtà.”

#lamiaesperienzainmaniamiche | Gioacchino Cafaro: l’infermiere della porta accanto, il volontario più simpatico del mondo

Ci sono persone che non hanno semplicemente bisogno di presentazioni: a Cava de’ Tirreni basta fare il loro nome per vedere un sorriso stamparsi sul volto di chiunque. Se poi provate a camminare in piazza insieme a Gioacchino Cafaro, vi renderete conto che è un’impresa quasi impossibile: verrete fermati ogni cento metri. Lo conoscono tutti, lo stimano tutti. Il suo telefono è un centralino sempre squillante, e la risposta dall’altro capo del filo è sempre la stessa: una totale disponibilità a offrire un aiuto o un consiglio professionale ed umano.

Infermiere di professione, storico e amatissimo infermiere della Cavese Calcio, Gioacchino è un volontario per pura vocazione. Ma non aspettatevi il classico ritratto formale: lui è un “angelo custode” decisamente sui generis, con la battuta sempre pronta e un’ironia travolgente che da decenni alleggerisce anche i momenti più pesanti. Oggi, che è una delle memorie storiche più preziose dell’associazione, ci racconta com’è iniziato questo incredibile viaggio, partito letteralmente dal primo giorno di fondazione.

GIOACCHINO, TU C’ERI ANCORA PRIMA CHE MANI AMICHE DIVENTASSE LA REALTÀ CHE TUTTI CONOSCIAMO OGGI. COME HA AVUTO INIZIO QUESTA AVVENTURA?

“Tutto è partito durante il primo anno di vita dell’associazione. All’epoca lavoravo già come infermiere in ospedale. Un giorno il dottor Enzo Baldi, noto gastroenterologo, mi propose di iscrivermi a questa nuova realtà. Allora Mani Amiche era guidata da un gruppo di persone straordinarie: il giudice Scermino, lo stesso Baldi, Gioacchino Senatore, Tommaso Avallone e tanti altri pionieri.
Ho avuto la fortuna e il privilegio di far parte di questa famiglia fin dal primo giorno della sua fondazione. Se mi guardo indietro, provo un’emozione immensa nel vedere quanta strada abbiamo fatto da quelle prime riunioni.”

I PRIMI PASSI NON SONO STATI FACILI, SOPRATTUTTO A LIVELLO DI MEZZI. CHE RICORDI HAI DEI MEZZI E DELLA STRUTTURA DI QUEGLI ANNI?

“I primi tempi avevamo una sola, unica ambulanza, che ci era stata donata dall’ONPI (Opera Nazionale Pensionati d’Italia). Diciamoci la verità: era vecchia! Però i nostri dirigenti dell’epoca, con una dedizione incredibile, la rimisero a nuovo e la misero in condizione di effettuare i primissimi soccorsi sul territorio.
Da quell’unico mezzo d’epoca siamo cresciuti anno dopo anno, fino a raggiungere un esercito di 150 ragazzi, tra giovani e meno giovani. Oggi, insieme a Genoveffa, sono tra i più anziani in servizio, affiancato da altri soci storici indimenticabili come Felice Scermino e Virtuoso Romano. Portiamo sulle spalle la storia di questa associazione.”

MANI AMICHE È CRESCIUTA INFATTI MOLTO IN FRETTA, DIVENTANDO UN PUNTO DI RIFERIMENTO ANCHE PER L’EMERGENZA. COM’ERA GESTIRE IL SOCCORSO?

“Inizialmente facevamo trasporti in tutta la provincia e coprivamo anche i turni di notte per le emergenze. Poi c’è stata una grandissima crescita professionale sotto l’aspetto prettamente sanitario. Soprattutto la domenica affiancavamo il 118, che ci indicava dove intervenire: andavamo sul posto per ogni tipo di casistica, compresi gli incidenti stradali più gravi.
Ma la cosa più incredibile di quegli anni era l’entusiasmo. C’erano talmente tanti ragazzi che per poter fare un turno in ambulanza si doveva letteralmente ‘chiedere il piacere’! C’era una partecipazione e una richiesta pazzesca. Eravamo la prima vera associazione di puro volontariato a Cava, senza alcuno scopo di lucro. Oggi sembra strano pensarci, ma era emozionante sentire un ragazzo che chiedeva: ‘Per piacere, posso fare un turno oggi?'”

OGNI VOLTA CHE VI INCONTRATE TRA FONDATORI I RICORDI RIEMERGONO. C’È QUALCUNO IN PARTICOLARE CHE PORTI NEL CUORE?

“Quando ci vediamo con i primi fondatori passiamo le ore a ricordare questi momenti storici. Va fatto un grazie enorme a chi ha avuto la lungimiranza e l’idea di fondare questa associazione.
Poi, ricordo sempre con un affetto immenso la signora Zuppetta, una delle nostre volontarie più anziane, aveva circa 80-85 anni. Era una donna super ligia al dovere, un esempio per tutti. E come dimenticare le bellissime serate trascorse tutti insieme all’aria aperta durante gli anniversari dell’associazione, o le risate memorabili durante le tombolate di Natale? Eravamo e siamo una famiglia.”


DA INFERMIERE E VOLONTARIO STORICO, QUALE INSEGNAMENTO SENTI DI CONSEGNARE AI NUOVI RAGAZZI CHE INDOSSANO LA DIVISA OGGI?

“Dico sempre che spendere qualche ora del proprio tempo con chi ha più bisogno di noi non è un sacrificio, ma un arricchimento personale straordinario. Si torna a casa cambiati. Le benedizioni che ricevi dagli ammalati quando porti loro sollievo sono vere benedizioni, qualcosa che ti resta dentro per sempre. E poi, il volontariato ti lascia un rapporto umano splendido con tutti. Fatelo con il cuore, non ve ne pentirete.”

#lamiaesperienzainmaniamiche | Lucio Casoria: il ritratto della spontaneità, tra sorrisi contagiosi e pura solidarietà

Ci sono persone che, non appena varcano la soglia della nostra sede, portano con sé una ventata di positività e simpatia. Lucio Casoria è una di queste: il ritratto della genuinità, schietto, sincero, istrionico e profondamente umano. “Giovincello dentro” e con una vitalità che farebbe invidia a molti, Lucio ha scelto di trasformare il tempo della sua pensione in un dono continuo per gli altri.

Ex poliziotto con quarant’anni di servizio, attore di teatro nel tempo libero e oggi orgoglioso volontario di Mani Amiche, ha sin dall’inizio dato disponibilità totale all’associazione. Nonostante sia con noi da poco, sembra di averlo nella nostra famiglia già da decenni ed è sempre piacevole farci raccontare le sue storie di vita, tra i ricordi in divisa e la gioia di riscoprirsi utile, in ogni circostanza con la sua spontaneità ed altruismo.

LUCIO, DOPO 40 ANNI NELLA POLIZIA DI STATO, PORTI CON TE UN BAGAGLIO DI ESPERIENZE TOSTE E PROFONDE. QUANTO È STATO IMPORTANTE PER TE MANTENERE QUESTA TUA GENUINITÀ NONOSTANTE LE DIFFICOLTÀ DEL MESTIERE?

“In quarant’anni di carriera ho visto di tutto: arresti di latitanti, conflitti a fuoco, situazioni limite che ti segnano e ti temprano. Ma la lezione più grande l’ho imparata interfacciandomi con le persone comuni, con i familiari disperati per i figli tossicodipendenti o finiti su brutte strade. In quei pochi minuti in cui dovevi decidere cosa fare, ho capito che l’umanità deve venire prima di tutto. Quegli episodi hanno forgiato il mio carattere, ma non hanno scalfito la mia voglia di sorridere e di aiutare. Anzi, mi hanno spinto a voler fare ancora di più, una volta smessa la divisa.”

IL TUO ARRIVO IN MANI AMICHE È STATO ACCOMPAGNATO DA UN GRANDE ENTUSIASMO. COME È NATA LA SCELTA DI DIVENTARE VOLONTARIO?

“Tutto merito del ‘passaparola’ della solidarietà! Il mio amico Enzo Palazzo mi raccontava sempre le sue esperienze qui, trasmettendomi una gioia incredibile. Così, all’inizio del 2025, ho letto del corso e mi sono lanciato. Fin dal primo giorno, quando Sergio ci ha dato il benvenuto spiegandoci lo spirito dell’associazione, mi sono sentito al posto giusto. Ho seguito le lezioni di Dario, Francesco e di tutti gli altri con impegno e piacere: la loro professionalità e l’amore che mettono in quello che fanno mi hanno contagiato subito. Mi hanno accolto in questa famiglia facendomi sentire subito a casa.”

OPERATIVO DA POCHI MESI, MA GIÀ PRESENTISSIMO. QUALI SONO I MOMENTI CHE TI HANNO REGALATO I SORRISI PIÙ BELLI IN QUESTO NUOVO PERCORSO?

“È un’esperienza che mi riempie il cuore ogni giorno. Sono stato allo stadio, dove i ragazzi del Servizio Civile – giovani meravigliosi e preparatissimi – mi hanno guidato con pazienza. Ho fatto trasporti sanitari, distribuito pacchi alle famiglie, fatto assistenza alle gare di danza e ai giochi dei bimbi del CSI. Ma la cosa che mi realizza di più è parlare con i pazienti durante le attese. Ascoltare le loro storie, dargli una parola di conforto, strappargli un sorriso mentre lottano contro le loro disavventure… ecco, quello mi fa sentire utile davvero. Dare forza a loro, in fondo, dà forza anche a me.”

COSA TI SENTI DI DIRE A CHI TI GUARDA E MAGARI VORREBBE SEGUIRE IL TUO ESEMPIO?

“Voglio solo dire grazie a tutti per come mi hanno ricevuto. Mi sono sentito parte integrante di Mani Amiche dal primo istante. A chi ha del tempo libero dico: non state fermi, venite qui! Investire il proprio tempo per la collettività è la cosa più bella che si possa fare. Io ho ancora tantissimo da imparare, ma l’impegno e la buona volontà non mi mancheranno mai. Grazie di cuore a tutta l’associazione!”

Lucio è con noi da poco, è un socio ‘giovanissimo’, ma la sua spontaneità e i suoi sorrisi sono già un tesoro prezioso per la nostra squadra. La sua storia ci insegna che il volontariato è il modo migliore per restare giovani e far star bene gli altri.

Ti senti pronto a rimetterti in gioco e a donare un sorriso come ha fatto Lucio? Mani Amiche ti aspetta a braccia aperte!

#lamiaesperienzainmaniamiche | Domenico Giaccoli: il valore del tempo per il volontariato

​Quando si parla di un’associazione di volontariato, il pensiero vola subito alle sirene dell’ambulanza e ai soccorritori in prima linea. Ma c’è un motore silenzioso, che lavora dietro le quinte: la segreteria. È lì che il caos delle richieste si trasforma in ordine, ed è lì che da ben ventun anni incontriamo Domenico Giaccoli.


​Domenico è un uomo che ha saputo trasformare il traguardo della pensione non in un momento di riposo, ma nell’inizio di una seconda, straordinaria giovinezza spesa per gli altri. La sua è una storia speciale, nata tra le mura di casa grazie a un passaggio di testimone al contrario: da figlio a padre. Oggi ci racconta cosa significa essere parte della famiglia Mani Amiche.

​DOMENICO, LA TUA STORIA IN ASSOCIAZIONE È INIZIATA 21 ANNI FA. DI SOLITO SONO I GENITORI A TRASCINARE I FIGLI, MA NEL TUO CASO È SUCCESSO IL CONTRARIO. COME SEI ARRIVATO QUI?

​”Sì, è andata proprio al contrario! Il primo della famiglia a entrare in Mani Amiche è stato mio figlio Francesco (e in seguito anche l’altro mio figlio, Marco, è diventato socio). In quel periodo stavo per andare in pensione e Francesco, conoscendomi, pensò che non potevo restare con le mani in mano. Fu sua l’idea di coinvolgermi nell’associazione per impiegare il mio tempo libero in qualcosa di utile.
​Ho raccolto la sfida e ho trovato il mio ruolo come segretario. Da allora sono passati 21 anni, ed è stata una delle decisioni migliori della mia vita.”

​IL RUOLO DI SEGRETARIO RICHIEDE CONCRETEZZA. TU HAI VISSUTO ANCHE GLI ANNI IN CUI IN MANI AMICHE SI GESTIVANO LE CHIAMATE DEL 118. CHE PERIODO È STATO?

​”Erano tempi intensissimi. Quando gestivamo il 118, il centralino era di fuoco. C’era bisogno di grande concentrazione e reattività nel prendere le richieste telefoniche. Un errore di trascrizione o una virgola fuori posto potevano rallentare i soccorsi. Il nostro compito era favorire l’organizzazione immediata degli interventi con gli equipaggi. Una grande responsabilità, ma anche gratificante”.

​DIETRO QUEL TELEFONO, PERÒ, NON ARRIVAVANO SOLO EMERGENZE SANITARIE. SPESSO LA SEGRETERIA DIVENTA UN RIFUGIO CONTRO LA SOLITUDINE, VERO?

​”Moltissime volte. In tutti questi anni mi è capitato spesso di rispondere a persone anziane che non avevano bisogno di un’ambulanza, ma semplicemente di compagnia telefonica. In quei momenti capisci che il volontariato non è solo un codice rosso, ma è anche saper ascoltare. Dedicare dieci minuti del proprio tempo a chiacchierare con un anziano solo in casa fa parte della nostra missione tanto quanto un intervento di primo soccorso.”

​IN OLTRE DUE DECENNI DI SERVIZIO GLI ANEDDOTI NON MANCANO. CE N’È UNO PARTICOLARE, MAGARI LEGATO A UN MOMENTO IN CUI SEI STATO SOCCORRITORE “PER CASO” ANCHE SENZA DIVISA?

​”Ricordo un episodio memorabile del 2007. In sede c’era un grandissimo fermento perché attendevamo la visita del Vescovo. Proprio in quel momento, nei pressi della sede, si verificò un brutto incidente in motorino. Io mi trovavo lì vicino, ero in borghese, ma lo spirito del volontario non si toglie quando ti togli la divisa. Mi precipitai subito sul posto, rimasi lì a confortare l’incidentato in attesa che arrivasse l’ambulanza del 118″

​DA VETERANO CHE HA VISTO PASSARE GENERAZIONI DI RAGAZZI, QUALE CONSIGLIO SENTI DI DARE AI GIOVANI CHE SI AVVICINANO OGGI A QUESTA REALTÀ?

​”Ai ragazzi dico sempre di fare il loro percorso e di vivere questa esperienza umanitaria con costanza e dedizione. Il volontariato non si fa a tempo perso o con superficialità. Il mio consiglio è di impegnarsi concretamente, prendendo turni di almeno 4 ore ciascuno, chiaramente secondo le proprie disponibilità, ma garantendo un impegno serio. Solo rimanendo in sede per un tempo prolungato si impara davvero, si crea il legame con la squadra e si capisce il valore di ciò che facciamo.”

UN PERCORSO COSÌ LUNGO È FATTO ANCHE DI MOMENTI DIFFICILI, COMPRESA LA MALATTIA, E DI PERSONE CHE TI SONO STATE VICINE. CHI VUOI RINGRAZIARE?

​”Ci sono due donne straordinarie che voglio menzionare.
​In primis Genoveffa Scarlino, per la profonda stima che da sempre nutro verso di lei e verso la sua totale dedizione all’associazione; è un esempio per tutti noi.
​E poi Carla Alfieri, che mi è stata vicina e mi ha dato un supporto fondamentale quando sono rientrato in associazione in seguito a un periodo di malattia e ad altri episodi personali non facili. Sentire il calore di Mani Amiche nel momento del bisogno mi ha fatto capire, ancora una volta, che questa non è solo un’associazione, ma una vera famiglia.”

Grazie a Domenico che continua a donare il suo cuore e il suo tempo a tutti noi!

#lamiaesperienzainmaniamiche | Raffaele Siani: un legame indissolubile che supera ogni distanza

Da Raffaele a Raffaele: la nostra rubrica #lamiaesperienzainmaniamiche continua!

Dopo la storia del giovanissimo Raffaele Adinolfi, è il turno di un volto storico di Mani Amiche. Parliamo di Raffaele Siani.

Anche se le vicissitudini personali e la vita lo hanno portato lontano da Cava de’ Tirreni, Raffaele è ancora straordinariamente legato alla nostra realtà. Chiunque sia passato per la nostra sede negli anni sa bene quanto il suo approccio pratico e particolarmente “naif” abbia ispirato intere generazioni di volontari. Non è un caso che Dario Casaburi, in un recente appuntamento di questa rubrica, lo abbia menzionato espressamente come il suo mentore, colui che gli ha insegnato cosa significhi davvero essere un soccorritore e un uomo.

Oggi abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui per farci raccontare un pezzo di storia di Mani Amiche attraverso i suoi occhi.

RAFFAELE, FACCIAMO UN SALTO INDIETRO NEL TEMPO. IL TUO PERCORSO IN MANI AMICHE INIZIA CON L’ISCRIZIONE AL CORSO NEL LONTANO 1996. COME SEI ARRIVATO A COMPIERE QUESTO PASSO?

“Tutto è iniziato in quel periodo, ormai trent’anni fa. Se devo pensare a chi mi ha spinto e convinto ad intraprendere questa avventura, il primo pensiero va sicuramente al caro Alfredo Palmieri. Fu lui, con la sua insistenza e il suo entusiasmo, a convincermi a iscrivermi al corso del ’96.

All’inizio forse non sai bene cosa aspettarti, ma una volta varcata quella soglia capisci subito che non si torna indietro. Diventa parte di te.”

 

NEI TUOI TANTI ANNI IN ASSOCIAZIONE HAI VISSUTO MOMENTI DI GRANDE CRESCITA E CAMBIAMENTO. QUALI SONO GLI EPISODI PIÙ IMPORTANTI CHE PORTI ANCORA DENTRO?

“Di episodi importanti ce ne sono davvero tantissimi, una vita intera in divisa non si dimentica facilmente. Ma se devo guardare alle radici, ricordo con immensa emozione l’inizio delle prime emergenze fatte e condivise con il caro presidente Antonio Lodato.

Affrontare quei primi interventi, quando tutto era amplificato dalla giovinezza e dalla novità, e farlo accanto a una figura come Antonio, è stato qualcosa di indescrivibile. C’era un’adrenalina pura, una commozione forte e un senso di responsabilità immenso che ci univa profondamente durante ogni soccorso.”

CHI È CRESCIUTO CON TE IN ASSOCIAZIONE, COME DARIO, TI RICORDA COME UN MAESTRO PRATICO, UN PUNTO DI RIFERIMENTO SICURO. CHE EFFETTO TI FA SAPERE DI AVER LASCIATO UN’EREDITÀ COSÌ IMPORTANTE NELLE NUOVE GENERAZIONI?

“Mi riempie d’orgoglio, davvero. Il mio è sempre stato un approccio molto diretto, senza troppi fronzoli: sul campo serve concretezza, prontezza e tanto cuore. Sapere che quel modo di fare, a volte un po’ naif ma sempre sincero, ha aiutato ragazzi come Dario a diventare i pilastri che sono oggi per Mani Amiche, è la risposta più bella a tutti gli sforzi fatti. Significa che il testimone è passato in ottime mani.”

OGGI LA VITA TI HA PORTATO LONTANO DA CAVA DE’ TIRRENI. QUANTO TI MANCA LA SEDE, LA DIVISA E LA QUOTIDIANITÀ CON I RAGAZZI?

“Nostalgia di Mani Amiche… tanta, infinita nostalgia. Mi manca tutto. Mi mancano i turni, le chiacchiere in sede, i momenti di attesa, i “servizi fotografici” per l’associazione e persino le tensioni prima di organizzare trasporti più complessi. Quando vivi l’associazione in quel modo, non è un’attività che accantoni solo perché cambi città. Mani Amiche resta dentro, come una seconda pelle, ovunque la vita decida di portarti.”

DA SOCIO STORICO E VETERANO, QUALE CONSIGLIO SENTI DI DARE A CHI OGGI INDOSSA LA NOSTRA DIVISA O MUOVE I PRIMI PASSI IN ASSOCIAZIONE?

“Il mio consiglio più grande è quello di riscoprire ogni giorno il piacere di stare insieme per condividere, condividere, condividere sempre. Non tenetevi niente dentro. Condividete le emozioni forti, la tensione che si accumula prima di un intervento, le paure comprensibili di fronte al dolore, ma anche le gioie, i sorrisi e le sincerità – a volte persino dolorose – che però lasciano sempre il segno e ti fanno diventare una persona migliore.

E poi, vi lascio una regola d’oro che per me è stata fondamentale: non alzate mai la voce. Siate sempre gentili e cortesi, con tutti, colleghi e pazienti. La consapevolezza di svolgere un ruolo così delicato vi ripagherà sempre per aver donato il vostro tempo libero.”

Raffaele oggi vive a Sapri, ma la verità è che non se ne è mai andato davvero. Le sue lezioni, la sua impronta e il suo spirito pratico continuano a vivere nei corridoi della nostra sede e nei cuori dei volontari che ha cresciuto. Con la speranza che il nostro legame con lui sia sempre vivo e forte, lo ringraziamo per aver scritto pagine indelebili della nostra storia.

Ti aspettiamo in sede tutte le volte che vorrai per un caffè, un nuovo pranzo insieme come quello che abbiamo condiviso qualche giorno fa Raffaele. Perché Mani Amiche sarà sempre casa tua!

#lamiaesperienzainmaniamiche | Raffaele Adinolfi: il ritratto della meglio gioventù, anima preziosa del volontariato

In un tempo in cui siamo troppo spesso abituati ad additare i giovani come superficiali o privi di valori, leggere una storia come quella di Raffaele Adinolfi costringe a fermarsi e a ricredersi. Ci fa pensare, con una ventata di freschezza, che la “meglio gioventù” abbia proprio le sue caratteristiche: sensibilità, empatia e una silenziosa forza interiore. Il volontariato può e deve essere come nel suo caso, la fucina ideale per tirare fuori questo potenziale nascosto, dimostrando quanto l’energia e la purezza dei ragazzi siano preziose per l’intera comunità.

Raffaele è entrato in Mani Amiche in punta di piedi, portando con sé le fragilità e le insicurezze tipiche di chi, a volte, si è sentito guardato con occhi diversi. Ma qui ha trovato un ambiente dove la parola “inclusione” non è uno slogan, ma una pratica quotidiana. In quattro anni di cammino, non solo ha trasformato la propria timidezza in attivismo concreto per l’associazione, ma ha riscoperto se stesso e le sue radici. Oggi ci racconta la sua storia di volontariato, amicizia e gratitudine.

   

RAFFAELE, IL TUO VIAGGIO IN MANI AMICHE È INIZIATO A GIUGNO DEL 2022 ATTRAVERSO IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE. COSA TI HA SPINTO A FARE QUESTO PASSO?
“Conoscevo già l’associazione, essendo molto rinomata a Cava, ma non mi ero mai approcciato alle varie realtà di volontariato. Sono entrato a Mani Amiche anche grazie a mio padre, che mi spronò a fare il servizio civile universale, che oggi rappresenta una buona opportunità per noi giovani per affacciarci al mondo del lavoro.

Ricordo che quando entrai qui ero una persona totalmente diversa: ero un ragazzo timido, chiuso, insicuro ed introverso. Prima di iniziare il mio percorso non nascondo che avevo un po’ paura di chi potessi incontrare e dell’esperienza in generale, nonostante comunque la mia voglia di mettermi in gioco, poiché sono sempre stato un ragazzo, diciamo, ‘che guarda chi è più debole’, di buon cuore ed empatico.”

NELLA TUA VITA HAI SPERIMENTATO COSA SIGNIFICA SENTIRSI MESSI DA PARTE, MA IN ASSOCIAZIONE LE COSE SONO ANDATE DIVERSAMENTE. QUANTO È STATO IMPORTANTE TROVARE UN AMBIENTE DAVVERO INCLUSIVO?

“Per me è stato fondamentale. So cosa vuol dire essere escluso, discriminato e messo da parte. Avendo una leggera disabilità al lato sinistro del corpo dalla nascita, che però non si nota nemmeno, per me è sempre stato difficile accettarmi ed essere accettato, mi sono sempre sentito ‘giudicato’. Anche da qui nasceva la mia voglia di aiutare i deboli: una sorta di “rivincita” per non lasciare indietro nessuno.

Le mie paure, però, sono sparite sin dal primo giorno di servizio civile: fin da subito mi sono sentito voluto bene, accolto, mi sono sentito ‘a casa’, non ‘diverso’. I ragazzi qui non mi hanno fatto pesare mai nulla. Dopo circa un mese di servizio, infatti, chiesi al presidente di fare le carte per rimanere como volontario. Posso tranquillamente dire che il servizio civile mi ha letteralmente salvato, poiché all’epoca avevo un paio di situazioni che non mi facevano respirare, e venire qui fu davvero una boccata d’aria. Durante quell’anno sono cresciuto e cambiato, ma per davvero: ho cambiato carattere, ora mi accetto per come sono. E questo lo dovrò sempre alle persone che continuano a starmi vicino in associazione.”

IL 2022 È STATO UN ANNO INTENSO E RICCO DI ANEDDOTI. CHE RICORDI PORTI NEL CUORE DI QUEI PRIMI DODICI MESI?
“Fu un bellissimo anno. Qui ho conosciuto persone fantastiche e tra noi sei del Servizio Civile c’era tanta complicità; ho trovato, oltre che dei colleghi con cui lavorare, degli amici con cui si può uscire e prendersi un caffè al bar.

Di quell’anno sicuramente ricordo i mille trasporti fatti, i ‘pronto farmaco’ con le uscite in tre, i casini combinati in sede quando ad esempio mancava la corrente (andavamo in tilt per trovare un modo per fare il caffè!) e le cazziate – quelle che però ti fanno crescere – di Genoveffa.”

FINITO IL SERVIZIO CIVILE SEI RIMASTO COME VOLONTARIO E A GIUGNO SARANNO QUATTRO ANNI IN DIVISA. COSA RAPPRESENTA OGGI PER TE IL VOLONTARIATO?
“Ho scoperto che il volontariato è una cosa stupenda, che aiutare il prossimo può aiutare anche noi stessi. Attualmente mi occupo principalmente di svolgere i turni in segreteria, dei trasporti e delle varie manifestazioni.

Vi assicuro che anche una minima parola di uno sconosciuto, un sorriso, un piccolo gesto in una giornata no quando si fanno i trasporti, non hanno prezzo: valgono più di mille parole. Io continuo a dire che in questo ho preso un terno, non potevo scegliere un’associazione migliore. Tutti i giorni, in divisa o meno, mi ritaglio del tempo per trascorrerlo nella mia seconda casa e nella mia seconda famiglia, e sono fiero di quello che tutti noi costruiamo ogni giorno insieme. Mani Amiche è stata fin da subito una parte fondamentale della mia vita e continuerà ad esserlo.”

TRA LE TANTE SORPRESE DI QUESTO PERCORSO, C’È STATO ANCHE IL RITORNO DI UNA VECCHIA PASSIONE SPORTIVA LEGATA AL TERRITORIO…
“Sì! Grazie a Mani Amiche ho (ri)scoperto una mia passione assopita da anni: la mia amata Cavese. Ero bambino, papà mi portava sempre allo stadio e ci fu una partita che a distanza di anni non mi va ancora giù, Cavese-Foggia 3-1 al 94’; da allora smisi di andarci.

Grazie alle assistenze del 2023 con l’associazione, però, e complice la promozione in C della Cavese di quell’anno, quella passione mi è ritornata, e oggi ce l’ho persino tatuata sulla pelle.”

DA RAGAZZO CHE HA VISSUTO QUESTA TRASFORMAZIONE, QUALE CONSIGLIO SENTI DI DARE AI PROSSIMI GIOVANI DEL SERVIZIO CIVILE?
Ai ragazzi del Servizio Civile Universale che verranno dopo di me posso solo dire di cogliere questa opportunità al volo perché è davvero una bella realtà, un’esperienza formativa e indimenticabile se fatta con lo spirito giusto.”

IN UN PERCORSO COSÌ PROFONDO C’È SEMPRE QUALCUNO DA RINGRAZIARE. CHI TI VA DI MENZIONARE IN MODO PARTICOLARE?
“Vorrei ringraziare un paio di persone in particolare:

Carla Alfieri, la nostra OLP, che ci sa fare molto con i ragazzi: mi ha spronato tantissime volte a mettermi in gioco e a farmi aprire caratterialmente.

Vincenzo Spatuzzi, il nostro vicepresidente e – come lo chiamiamo noi – ‘lo sceriffo’, per aver sempre creduto in me e per avermi sempre sostenuto.

Sergio Scuoppo, il presidente, che con la sua leggerezza e umanità guida non solo noi giovani, ma tutti noi volontari.

Dario Casaburi, responsabile sede e caposquadra: un amico e un punto di riferimento per noi ragazzi, con tantissima esperienza e moltissimi consigli da dare, sia dentro la vita associativa che fuori.

Genoveffa Scarlino, un po’ la seconda mamma e nonna di tutti, per me capostipite dell’associazione, che con la sua esperienza sa dare consigli e conosce aneddoti che non conosce nemmeno il presidente.

E infine, ma non meno importante, vorrei ringraziare i ragazzi del mio servizio civile: con voi ho condiviso una parte importantissima della mia vita, con ognuno di voi ho costruito ricordi e fatto esperienze. Non importa cosa la vita ci metterà davanti, mi piace pensare che Mani Amiche sarà sempre il luogo in cui noi, tutti e sei, ci possiamo ritrovare.

Vivi per fare del bene, fai del bene per vivere.

#lamiaesperienzainmaniamiche | Francesco Pisapia: un super tifoso “in borghese arancio”

La nostra rubrica #lamiaesperienzainmaniamiche si arricchisce oggi di una testimonianza che parla di entusiasmo, giovialità e spirito di squadra.

Protagonista di questo appuntamento è Francesco Pisapia, attualmente segretario dell’associazione e volontario autista. Francesco è una di quelle figure che “fanno gruppo” naturalmente: solare, disponibile e con una passione viscerale per la sua città e per la Cavese, che segue da fondo campo in divisa arancio Mani Amiche. Entrato nella nostra famiglia nel 2022, ha saputo coniugare in breve tempo il rigore del ruolo amministrativo con la prontezza operativa di chi sta al volante dei mezzi di soccorso.

FRANCESCO, IL TUO INGRESSO IN ASSOCIAZIONE È RECENTE MA MOLTO INTENSO. COSA TI HA SPINTO A DIVENTARE UN VOLONTARIO DI MANI AMICHE?

“Il desiderio di aiutare gli altri è qualcosa che ho sempre covato dentro, come un fuoco silenzioso che aspettava solo l’occasione giusta per divampare. Nel 2022 ho deciso che era il momento di passare dalle intenzioni ai fatti. Cercavo un modo concreto per mettermi al servizio della comunità e in Mani Amiche ho trovato la dimensione ideale: una realtà dove l’efficienza del soccorso si sposa perfettamente con il calore umano.”

OLTRE AL TUO IMPEGNO COME SEGRETARIO, SEI UN AUTISTA. QUAL È L’ASPETTO DEL SERVIZIO CHE TI REGALA PIÙ SODDISFAZIONE?

“Senza dubbio il contatto con le persone, specialmente con gli anziani. Quando effettuiamo i trasporti sanitari, si creano dei momenti di intimità inaspettata. Molti pazienti sentono il bisogno di raccontarsi, di condividere pezzi della loro vita. Vedere la luce nei loro occhi quando capiscono che li stai ascoltando davvero, e non solo assistendo è impagabile. Quella gratitudine silenziosa ti ripaga di ogni fatica.”

IL TUO ISTINTO È STATO RECENTEMENTE PROVATO SUL CAMPO, PROPRIO DURANTE UNA PARTITA DELLA TUA AMATA CAVESE. CI RACCONTI COSA È SUCCESSO?

“È un episodio che non dimenticherò. Eravamo in servizio allo stadio quando un signore ha iniziato a manifestare un malessere. Inizialmente sembrava qualcosa di lieve, ma ho avuto un presentimento forte, una sensazione che fosse in corso qualcosa di molto più serio, un infarto. Abbiamo agito tempestivamente portandolo in ospedale. Quando il medico del Pronto Soccorso mi ha confermato che il mio sospetto era esatto, ho provato un brivido: in quel momento capisci quanto conti la prontezza, ma anche quell’attenzione ai segnali che impari solo stando sul campo.”

SEI CONOSCIUTO PER IL TUO CARATTERE SOCIEVOLE CHE AIUTA A FARE SQUADRA. QUANTO CONTA IL GRUPPO IN ASSOCIAZIONE?

“Conta tutto. Per me è naturale cercare di creare armonia; credo che un clima sereno tra noi volontari si rifletta direttamente sulla qualità dell’aiuto che diamo ai pazienti.”

QUALE CONSIGLIO TI SENTI DI DARE A CHI SI AVVICINA OGGI PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO DEL VOLONTARIATO?

“Direi di approcciarsi con umiltà e spirito di servizio. Il mio motto è: cercare sempre di aiutare il prossimo dando il massimo, pur conoscendo e rispettando i propri limiti. Non serve essere supereroi, serve essere persone presenti, preparate e, soprattutto, disposte a metterci il cuore.”

#lamiaesperienzainmaniamiche | Patrizia Lambiase: l’empatia come strumento di soccorso

La nostra rubrica #lamiaesperienzainmaniamiche ospita oggi la testimonianza di Patrizia Lambiase, una volontaria con un percorso iniziato molti anni fa nel settore dell’emergenza e ripreso con determinazione nel 2021.

Dalle prime esperienze nel pronto intervento fino alla gestione dei flussi durante la pandemia, la sua storia è una lezione di pragmatismo e dedizione verso chi si trova in situazioni di fragilità.

PATRIZIA, IL TUO PERCORSO IN MANI AMICHE HA RADICI LONTANE. COM’È CAMBIATO IL TUO MODO DI FARE VOLONTARIATO DAGLI INIZI A OGGI?

“La mia prima esperienza in associazione risale a circa 25 anni fa. All’epoca l’attività era molto improntata allo stile ‘pronto intervento’: ritmi serrati, interventi rapidi, una formazione continua sul campo. È stata una scuola incredibile. Dopo una lunga pausa per dedicarmi alla crescita del mio primo figlio e alla famiglia, nel 2021 ho deciso di rientrare. Ho rifatto il corso e mi sono rimessa in gioco con uno spirito nuovo, più consapevole di quanto il nostro supporto sia necessario in momenti di crisi collettiva.”

IL TUO RIENTRO È AVVENUTO IN UN MOMENTO STORICO PARTICOLARE: LA PANDEMIA. COSA TI HA SPINTA A TORNARE PROPRIO ALLORA?

“Sentivo il bisogno di rendermi utile. Il periodo del COVID aveva lasciato ferite profonde nella comunità e volevo dare il mio contributo concreto. In quell’anno mi sono occupata principalmente dell’assistenza presso i punti vaccinali di San Francesco e Santa Lucia. Non è stato un compito semplice: c’era molta tensione, la gente era esasperata dalle attese e dalle difficoltà burocratiche. Gestire la rabbia e la frustrazione delle persone ha richiesto molto equilibrio.”

COSA TI HA LASCIATO QUELL’ESPERIENZA?

“Ricordo bene la fatica di quei mesi. Dovevamo essere pronti a rassicurare chi aveva paura o a mediare quando gli animi si scaldavano. È stata un’esperienza che mi ha mostrato il lato più fragile, ma anche più autentico, della nostra società.”

DOPO TANTI ANNI DI SERVIZIO, QUAL È L’INSEGNAMENTO PIÙ GRANDE CHE HAI TRATTO DAL VOLONTARIATO?

“Ho imparato che fare del bene agli altri è un processo che arricchisce innanzitutto chi lo compie. Stando in associazione vedi tanta sofferenza, specialmente quella delle persone sole.  Questo mi ha fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale aiutare il prossimo.”

QUALI SONO, SECONDO TE, LE CARATTERISTICHE CHE NON POSSONO MANCARE IN UN VOLONTARIO?

“L’empatia è la base di tutto. Devi avere la capacità di metterti nei panni degli altri e uno spirito caritatevole che ti guidi nelle scelte. Senza la capacità di ascolto, il soccorso resta a metà. È un’esperienza che consiglio perché ti apre gli occhi sulla realtà e ti trasforma profondamente come persona.”

COSA SIGNIFICA PER TE FAR PARTE DEL GRUPPO DI MANI AMICHE?

“Per me è una grande famiglia. Fin dal primo giorno del mio rientro mi hanno accolta con calore, facendomi sentire subito parte integrante del progetto. Sapere di poter contare su un gruppo unito rende meno pesante anche il servizio più difficile. Ringrazio l’associazione per l’opportunità di essere utile ogni giorno.”

#lamiaesperienzainmaniamiche | Annamaria Amodio: la cura del dettaglio e la vocazione del cuore​

L​a nostra rubrica #lamiaesperienzainmaniamiche accoglie oggi la testimonianza di Annamaria Amodio, una volontaria che ha fatto della precisione e della sensibilità la sua firma distintiva.
​Sempre con tanta discrezione Annamaria si contraddistingue per il suo approccio meticoloso, quella dote rara di chi non lascia nulla al caso perché sa che, nel soccorso, anche il più piccolo dettaglio può fare la differenza. Ma dietro il suo rigore tecnico batte un animo profondamente buono, capace di trasformare ogni servizio in un atto di pura empatia. Con nove anni di esperienza sulle spalle, ci racconta oggi come una riflessione spirituale l’abbia portata a vestire i colori della nostra grande famiglia.

​ANNAMARIA, IL TUO INGRESSO IN ASSOCIAZIONE SEMBRA QUASI IL FRUTTO DI UNA “CHIAMATA” PARTICOLARE. CI RACCONTI COM’È INIZIATO TUTTO?

“Tutto è nato da una riflessione profonda. Durante una predica, il mio parroco parlò della differenza tra il fare e il contemplare. Quelle parole mi colpirono dritto al cuore: sentii che la mia disponibilità verso famiglia e amici, seppur attiva, non mi bastava più. Cercavo un modo diverso per rendermi utile. Poi, il caso – o il destino – ci ha messo lo zampino: navigando in rete tra ricette e foto, mi sono imbattuta nella pagina di Mani Amiche che invitava a diventare volontari. Ho inviato la richiesta d’istinto e, dopo pochi minuti, avevo già la convocazione per il corso di formazione. Sono passati nove anni da quel giorno, e quel desiderio di andare oltre il semplice ‘fare’ ha trovato finalmente casa.”

​DA NOVE ANNI SEI ASSISTENTE IN AMBULANZA. CHE SENSAZIONI PROVI QUANDO SEI IN SERVIZIO?

“L’ansia non sparisce mai del tutto, che si tratti di un’assistenza sportiva o di una manifestazione religiosa. C’è sempre quel timore di non essere all’altezza, ma è un’emozione che svanisce non appena ti muovi con la tua squadra. In quei momenti, la lucidità e la preparazione prendono il sopravvento. Sai che devi dare il massimo per chi hai di fronte.”

​C’È UN RICORDO PARTICOLARE CHE PORTI NEL CUORE TRA I TANTI SERVIZI EFFETTUATI?

“Senza dubbio un trasporto che definirei ‘felice’. Dovevamo riportare a casa un bambino guarito dall’ospedale Santobono di Napoli. Non dimenticherò mai il momento in cui ho aperto il portellone dell’ambulanza: ad attenderci c’era una folla di persone che è esplosa in un giubilo di allegria appena ha visto il piccolo. Vedere quella gioia pura, dopo tanta sofferenza, è stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita in divisa.”

RECENTEMENTE LA TUA PREPARAZIONE È STATA MESSA ALLA PROVA IN MODO MOLTO REALE, VERO?

“Sì. In associazione ci addestriamo continuamente con i manichini per la rianimazione cardio-polmonare e l’uso del defibrillatore. Ma poche settimane fa, la realtà ha superato la simulazione: mi sono trovata a dover applicare quelle manovre su una persona vera. Non è stato facile, ma quella situazione mi ha dato la conferma di quanto sia vitale che tutti conoscano le procedure salvavita. In quei minuti d’attesa dei soccorsi, la differenza tra la vita e la morte è nelle mani di chi sa cosa fare.”

A VOLTE IL VOLONTARIATO RICHIEDE SACRIFICI. COSA TI SPINGE A CONTINUARE?

“A volte te lo chiedi: ‘Ma chi me lo fa fare?’. Non c’è remunerazione, non è un lavoro, togli tempo ad altro. Ma poi indossi quella tuta arancione, vedi i loghi, il bordino tricolore, e senti che ti appartiene. Quella divisa rappresenta il mio modo di essere e di fare. E poi c’è il legame con i colleghi: quando incontri i tuoi amici di turno, diventiamo un unico corpo con un unico obiettivo: aiutare chi, in quel momento, è più sfortunato di noi. È questa la forza che ti fa andare avanti.”


QUALE CONSIGLIO DARESTI A CHI VORREBBE AVVICINARSI A QUESTO MONDO?

Gli direi di provare questo percorso di vita perché è arricchente e stimolante, a volte anche faticoso ma ti fa sentire vivo e partecipe nel dare il tuo piccolissimo concreto contributo di aiuto e vicinanza alla tua comunità.