#lamiaesperienzainmaniamiche: Vincenzo e i suoi 30 anni a tutto gas per la solidarietà !
La nostra rubrica continua. Dopo aver conosciuto la storia di Francesco, oggi apriamo le porte a un nuovo grande pilastro della nostra associazione. Raccontare la sua storia significa ripercorrere quasi trent’anni di soccorso, evoluzione e, soprattutto, profonda umanità.
Per questo secondo appuntamento abbiamo incontrato Vincenzo Spatuzzi, oggi Vicepresidente di Mani Amiche, un uomo capace di unire un rigore impeccabile a una straordinaria cordialità.
VINCENZO, LA TUA STORIA IN ASSOCIAZIONE INIZIA NEL 1997. COME SEI ARRIVATO A VARCARE QUELLA SOGLIA?
“Tutto è iniziato grazie a mia sorella. Lei faceva già parte di questa grande famiglia da qualche anno e, con la sua passione, ha finito per trascinare anche me. Sono entrato a fine ’97 e da allora non sono più uscito.
Ho scalato ogni gradino: ho iniziato come aggiunto, poi assistente, barelliere, fino a diventare autista e capoequipaggio nel maggio del 2000. Oggi ricopro il ruolo di Vicepresidente, ma il mio cuore resta sempre lì, sull’ambulanza.”

IN QUASI TRENT’ANNI AVRAI AFFRONTATO CENTINAIA DI INTERVENTI. C’È UN RICORDO CHE, PIÙ DI ALTRI TI TOCCA ANCORA NEL PROFONDO?
(Vincenzo risponde visibilmente commosso)
“Sì, ed è un ricordo che mi fa venire la pelle d’oca ancora oggi, mentre ne parlo. Era l’estate del ’99. Ricevemmo una chiamata per il trasporto a casa di un malato terminale di leucemia. Quando arrivai in reparto, subii una doccia fredda tremenda: quel paziente era un ragazzo di appena 16 anni. Ero barelliere e sedetti nel vano sanitario accanto a lui, Roberto, e a suo papà. Furono gli 8 chilometri più lunghi e pesanti della mia vita. Roberto ci lasciò pochi giorni dopo, ma il legame nato in quel breve tragitto è rimasto: ancora oggi, io e suo padre ci salutiamo con un affetto speciale.”
COME SI GESTISCE IL PESO EMOTIVO DI MOMENTI COSÌ DRAMMATICI?
“In emergenza, oltre all’adrenalina che sale, cerco sempre di mantenere la massima lucidità. Il mio obiettivo principale è trasmettere sicurezza al resto dell’equipaggio. Se il leader è concentrato, la squadra lavora meglio.
Gli interventi di rianimazione cardio-polmonare (RCP) sono sempre i più difficili e traumatici, ma la nostra missione è restare saldi, per il bene di chi stiamo aiutando.
OGGI TI OCCUPI DI COORDINARE LA FORMAZIONE DEGLI EQUIPAGGI COINVOLGENDO ANCHE LE NUOVE LEVE. QUAL È IL MESSAGGIO PIÙ IMPORTANTE CHE CERCHI DI TRASMETTERGLI?
“Ai nuovi volontari cerco di far capire il significato profondo della parola ‘donare’. Donare il proprio tempo e le proprie energie senza aspettarsi nulla in cambio. È questa la vera essenza di Mani Amiche, un valore che cerco di onorare ogni giorno con il mio impegno in associazione.
VINCENZO, OGNI TUO AVVISO TECNICO O CONVOCAZIONE SI CONCLUDE IMMANCABILMENTE COL TUO ICONICO SALUTO. PUOI LASCIARCELO ANCHE QUI?
“Con molto piacere: grazie a tutti per la disponibilità, nu bacion!”





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