#lamiaesperienzainmaniamiche | Enzo Vitale: “luce” e carica per tante generazioni di volontari

La nostra rubrica #lamiaesperienzainmaniamiche oggi si accende di una luce particolare.

Dopo aver ascoltato Imma Manzo, che lo ha citato con profonda gratitudine come colui che l’ha spronata a iniziare, incontriamo finalmente Enzo Vitale. Socio storico e attuale tecnico dell’associazione, Enzo è uno di quei “motori” silenziosi ma potentissimi.

Di professione elettricista, non si è limitato a cablare i circuiti della nostra sede, ma ha saputo trasmettere la “carica” giusta a tantissimi ragazzi, trascinandoli in questa missione.

ENZO, QUEST’ANNO FESTEGGI UN TRAGUARDO IMPORTANTE: 25 ANNI IN MANI AMICHE. MA C’È UN PICCOLO “GIALLO” SULLE DATE, VERO?

“Diciamo che ufficialmente sono 25, ma nel mio cuore ne conto 26!

All’epoca le regole erano diverse: per essere considerato socio a tutti gli effetti dovevi superare un anno di praticantato. Eravamo chiamati ‘aggiunti’. Era una vera scuola di vita prima di indossare ufficialmente la divisa.”

COSA TI HA SPINTO A VARCARE QUELLA PORTA E CHI HA “ACCESO” IN TE QUESTA PASSIONE?

“La scintilla è merito di mio cugino, Claudio Dessì, uno dei primi volontari che hanno fondato Mani Amiche. È stato lui a spingermi a fare il corso. Ma l’amore vero è scoccato durante il trasloco nella nuova sede. In quel periodo misi a disposizione il mio mestiere: insieme ad altri ragazzi realizzai tutti gli impianti elettrici. E ancora ad oggi ricopro il ruolo di tecnico dell’associazione.

“DAI CAVI ELETTRICI AL VOLANTE DELL’AMBULANZA: OGGI SEI AUTISTA E CAPOEQUIPAGGIO. ERA UN SOGNO NEL CASSETTO?

Assolutamente sì. Era il ruolo che ambivo fin dal primo giorno. Ricordo ancora con una punta di emozione quando i ‘vecchi’ autisti mi facevano guidare l’ambulanza per prepararmi all’esame. Allora non c’era la flessibilità di oggi: gli schemi e le gerarchie erano molto rigide, ma quel rigore ci ha formati profondamente.”

Eppure, CI HANNO DETTO CHE ALL’INIZIO IL RAPPORTO CON IL SOCCORSO NON È STATO FACILISSIMO…

“È la verità! Se me lo avessero detto anni fa, non ci avrei creduto. Ero talmente impressionabile che mi bastava vedere una piccola ferita per svenire. Non so nemmeno io come io abbia fatto, ma piano piano ho trovato il coraggio. Considerate che vent’anni fa noi eravamo il 118 a Cava de’ Tirreni: abbiamo affrontato interventi durissimi, situazioni critiche che ti temprano l’anima.”

IN TUTTO QUESTO TEMPO, QUALI IMMAGINI TI PORTI DIETRO?

“Ho vissuto emozioni contrastanti. Il ricordo più doloroso, che non riesco a togliermi dalla mente, è quel giubbotto arancione adagiato sulla bara del nostro caro Presidente Antonio Lodato, sul sagrato della chiesa. Ma poi ci sono i momenti che ti ripagano di tutto, come un ragazzo che recentemente, dopo essere stato soccorso per una brutta ferita, mi ha abbracciato piangendo per la gioia di stare bene. Quel ‘grazie’ è la nostra benzina.”

ENZO, COSA DIRESTI A UN GIOVANE CHE STA VALUTANDO DI ENTRARE IN QUESTA FAMIGLIA?

“Spiegare cosa sia Mani Amiche non è facile a parole. Posso solo dire che indossare quella tuta ti rende orgoglioso di te stesso. Ti fa capire che il tuo tempo libero ha un valore immenso e che, quando scatta un’emergenza, puoi essere l’unico punto di riferimento per chi ha bisogno. E credetemi… non è poco.”

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