#lamiaesperienzainmaniamiche | Raffaele Siani: un legame indissolubile che supera ogni distanza

Da Raffaele a Raffaele: la nostra rubrica #lamiaesperienzainmaniamiche continua!

Dopo la storia del giovanissimo Raffaele Adinolfi, è il turno di un volto storico di Mani Amiche. Parliamo di Raffaele Siani.

Anche se le vicissitudini personali e la vita lo hanno portato lontano da Cava de’ Tirreni, Raffaele è ancora straordinariamente legato alla nostra realtà. Chiunque sia passato per la nostra sede negli anni sa bene quanto il suo approccio pratico e particolarmente “naif” abbia ispirato intere generazioni di volontari. Non è un caso che Dario Casaburi, in un recente appuntamento di questa rubrica, lo abbia menzionato espressamente come il suo mentore, colui che gli ha insegnato cosa significhi davvero essere un soccorritore e un uomo.

Oggi abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui per farci raccontare un pezzo di storia di Mani Amiche attraverso i suoi occhi.

RAFFAELE, FACCIAMO UN SALTO INDIETRO NEL TEMPO. IL TUO PERCORSO IN MANI AMICHE INIZIA CON L’ISCRIZIONE AL CORSO NEL LONTANO 1996. COME SEI ARRIVATO A COMPIERE QUESTO PASSO?

“Tutto è iniziato in quel periodo, ormai trent’anni fa. Se devo pensare a chi mi ha spinto e convinto ad intraprendere questa avventura, il primo pensiero va sicuramente al caro Alfredo Palmieri. Fu lui, con la sua insistenza e il suo entusiasmo, a convincermi a iscrivermi al corso del ’96.

All’inizio forse non sai bene cosa aspettarti, ma una volta varcata quella soglia capisci subito che non si torna indietro. Diventa parte di te.”

 

NEI TUOI TANTI ANNI IN ASSOCIAZIONE HAI VISSUTO MOMENTI DI GRANDE CRESCITA E CAMBIAMENTO. QUALI SONO GLI EPISODI PIÙ IMPORTANTI CHE PORTI ANCORA DENTRO?

“Di episodi importanti ce ne sono davvero tantissimi, una vita intera in divisa non si dimentica facilmente. Ma se devo guardare alle radici, ricordo con immensa emozione l’inizio delle prime emergenze fatte e condivise con il caro presidente Antonio Lodato.

Affrontare quei primi interventi, quando tutto era amplificato dalla giovinezza e dalla novità, e farlo accanto a una figura come Antonio, è stato qualcosa di indescrivibile. C’era un’adrenalina pura, una commozione forte e un senso di responsabilità immenso che ci univa profondamente durante ogni soccorso.”

CHI È CRESCIUTO CON TE IN ASSOCIAZIONE, COME DARIO, TI RICORDA COME UN MAESTRO PRATICO, UN PUNTO DI RIFERIMENTO SICURO. CHE EFFETTO TI FA SAPERE DI AVER LASCIATO UN’EREDITÀ COSÌ IMPORTANTE NELLE NUOVE GENERAZIONI?

“Mi riempie d’orgoglio, davvero. Il mio è sempre stato un approccio molto diretto, senza troppi fronzoli: sul campo serve concretezza, prontezza e tanto cuore. Sapere che quel modo di fare, a volte un po’ naif ma sempre sincero, ha aiutato ragazzi come Dario a diventare i pilastri che sono oggi per Mani Amiche, è la risposta più bella a tutti gli sforzi fatti. Significa che il testimone è passato in ottime mani.”

OGGI LA VITA TI HA PORTATO LONTANO DA CAVA DE’ TIRRENI. QUANTO TI MANCA LA SEDE, LA DIVISA E LA QUOTIDIANITÀ CON I RAGAZZI?

“Nostalgia di Mani Amiche… tanta, infinita nostalgia. Mi manca tutto. Mi mancano i turni, le chiacchiere in sede, i momenti di attesa, i “servizi fotografici” per l’associazione e persino le tensioni prima di organizzare trasporti più complessi. Quando vivi l’associazione in quel modo, non è un’attività che accantoni solo perché cambi città. Mani Amiche resta dentro, come una seconda pelle, ovunque la vita decida di portarti.”

DA SOCIO STORICO E VETERANO, QUALE CONSIGLIO SENTI DI DARE A CHI OGGI INDOSSA LA NOSTRA DIVISA O MUOVE I PRIMI PASSI IN ASSOCIAZIONE?

“Il mio consiglio più grande è quello di riscoprire ogni giorno il piacere di stare insieme per condividere, condividere, condividere sempre. Non tenetevi niente dentro. Condividete le emozioni forti, la tensione che si accumula prima di un intervento, le paure comprensibili di fronte al dolore, ma anche le gioie, i sorrisi e le sincerità – a volte persino dolorose – che però lasciano sempre il segno e ti fanno diventare una persona migliore.

E poi, vi lascio una regola d’oro che per me è stata fondamentale: non alzate mai la voce. Siate sempre gentili e cortesi, con tutti, colleghi e pazienti. La consapevolezza di svolgere un ruolo così delicato vi ripagherà sempre per aver donato il vostro tempo libero.”

Raffaele oggi vive a Sapri, ma la verità è che non se ne è mai andato davvero. Le sue lezioni, la sua impronta e il suo spirito pratico continuano a vivere nei corridoi della nostra sede e nei cuori dei volontari che ha cresciuto. Con la speranza che il nostro legame con lui sia sempre vivo e forte, lo ringraziamo per aver scritto pagine indelebili della nostra storia.

Ti aspettiamo in sede tutte le volte che vorrai per un caffè, un nuovo pranzo insieme come quello che abbiamo condiviso qualche giorno fa Raffaele. Perché Mani Amiche sarà sempre casa tua!

#lamiaesperienzainmaniamiche | Raffaele Adinolfi: il ritratto della meglio gioventù, anima preziosa del volontariato

In un tempo in cui siamo troppo spesso abituati ad additare i giovani come superficiali o privi di valori, leggere una storia come quella di Raffaele Adinolfi costringe a fermarsi e a ricredersi. Ci fa pensare, con una ventata di freschezza, che la “meglio gioventù” abbia proprio le sue caratteristiche: sensibilità, empatia e una silenziosa forza interiore. Il volontariato può e deve essere come nel suo caso, la fucina ideale per tirare fuori questo potenziale nascosto, dimostrando quanto l’energia e la purezza dei ragazzi siano preziose per l’intera comunità.

Raffaele è entrato in Mani Amiche in punta di piedi, portando con sé le fragilità e le insicurezze tipiche di chi, a volte, si è sentito guardato con occhi diversi. Ma qui ha trovato un ambiente dove la parola “inclusione” non è uno slogan, ma una pratica quotidiana. In quattro anni di cammino, non solo ha trasformato la propria timidezza in attivismo concreto per l’associazione, ma ha riscoperto se stesso e le sue radici. Oggi ci racconta la sua storia di volontariato, amicizia e gratitudine.

   

RAFFAELE, IL TUO VIAGGIO IN MANI AMICHE È INIZIATO A GIUGNO DEL 2022 ATTRAVERSO IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE. COSA TI HA SPINTO A FARE QUESTO PASSO?
“Conoscevo già l’associazione, essendo molto rinomata a Cava, ma non mi ero mai approcciato alle varie realtà di volontariato. Sono entrato a Mani Amiche anche grazie a mio padre, che mi spronò a fare il servizio civile universale, che oggi rappresenta una buona opportunità per noi giovani per affacciarci al mondo del lavoro.

Ricordo che quando entrai qui ero una persona totalmente diversa: ero un ragazzo timido, chiuso, insicuro ed introverso. Prima di iniziare il mio percorso non nascondo che avevo un po’ paura di chi potessi incontrare e dell’esperienza in generale, nonostante comunque la mia voglia di mettermi in gioco, poiché sono sempre stato un ragazzo, diciamo, ‘che guarda chi è più debole’, di buon cuore ed empatico.”

NELLA TUA VITA HAI SPERIMENTATO COSA SIGNIFICA SENTIRSI MESSI DA PARTE, MA IN ASSOCIAZIONE LE COSE SONO ANDATE DIVERSAMENTE. QUANTO È STATO IMPORTANTE TROVARE UN AMBIENTE DAVVERO INCLUSIVO?

“Per me è stato fondamentale. So cosa vuol dire essere escluso, discriminato e messo da parte. Avendo una leggera disabilità al lato sinistro del corpo dalla nascita, che però non si nota nemmeno, per me è sempre stato difficile accettarmi ed essere accettato, mi sono sempre sentito ‘giudicato’. Anche da qui nasceva la mia voglia di aiutare i deboli: una sorta di “rivincita” per non lasciare indietro nessuno.

Le mie paure, però, sono sparite sin dal primo giorno di servizio civile: fin da subito mi sono sentito voluto bene, accolto, mi sono sentito ‘a casa’, non ‘diverso’. I ragazzi qui non mi hanno fatto pesare mai nulla. Dopo circa un mese di servizio, infatti, chiesi al presidente di fare le carte per rimanere como volontario. Posso tranquillamente dire che il servizio civile mi ha letteralmente salvato, poiché all’epoca avevo un paio di situazioni che non mi facevano respirare, e venire qui fu davvero una boccata d’aria. Durante quell’anno sono cresciuto e cambiato, ma per davvero: ho cambiato carattere, ora mi accetto per come sono. E questo lo dovrò sempre alle persone che continuano a starmi vicino in associazione.”

IL 2022 È STATO UN ANNO INTENSO E RICCO DI ANEDDOTI. CHE RICORDI PORTI NEL CUORE DI QUEI PRIMI DODICI MESI?
“Fu un bellissimo anno. Qui ho conosciuto persone fantastiche e tra noi sei del Servizio Civile c’era tanta complicità; ho trovato, oltre che dei colleghi con cui lavorare, degli amici con cui si può uscire e prendersi un caffè al bar.

Di quell’anno sicuramente ricordo i mille trasporti fatti, i ‘pronto farmaco’ con le uscite in tre, i casini combinati in sede quando ad esempio mancava la corrente (andavamo in tilt per trovare un modo per fare il caffè!) e le cazziate – quelle che però ti fanno crescere – di Genoveffa.”

FINITO IL SERVIZIO CIVILE SEI RIMASTO COME VOLONTARIO E A GIUGNO SARANNO QUATTRO ANNI IN DIVISA. COSA RAPPRESENTA OGGI PER TE IL VOLONTARIATO?
“Ho scoperto che il volontariato è una cosa stupenda, che aiutare il prossimo può aiutare anche noi stessi. Attualmente mi occupo principalmente di svolgere i turni in segreteria, dei trasporti e delle varie manifestazioni.

Vi assicuro che anche una minima parola di uno sconosciuto, un sorriso, un piccolo gesto in una giornata no quando si fanno i trasporti, non hanno prezzo: valgono più di mille parole. Io continuo a dire che in questo ho preso un terno, non potevo scegliere un’associazione migliore. Tutti i giorni, in divisa o meno, mi ritaglio del tempo per trascorrerlo nella mia seconda casa e nella mia seconda famiglia, e sono fiero di quello che tutti noi costruiamo ogni giorno insieme. Mani Amiche è stata fin da subito una parte fondamentale della mia vita e continuerà ad esserlo.”

TRA LE TANTE SORPRESE DI QUESTO PERCORSO, C’È STATO ANCHE IL RITORNO DI UNA VECCHIA PASSIONE SPORTIVA LEGATA AL TERRITORIO…
“Sì! Grazie a Mani Amiche ho (ri)scoperto una mia passione assopita da anni: la mia amata Cavese. Ero bambino, papà mi portava sempre allo stadio e ci fu una partita che a distanza di anni non mi va ancora giù, Cavese-Foggia 3-1 al 94’; da allora smisi di andarci.

Grazie alle assistenze del 2023 con l’associazione, però, e complice la promozione in C della Cavese di quell’anno, quella passione mi è ritornata, e oggi ce l’ho persino tatuata sulla pelle.”

DA RAGAZZO CHE HA VISSUTO QUESTA TRASFORMAZIONE, QUALE CONSIGLIO SENTI DI DARE AI PROSSIMI GIOVANI DEL SERVIZIO CIVILE?
Ai ragazzi del Servizio Civile Universale che verranno dopo di me posso solo dire di cogliere questa opportunità al volo perché è davvero una bella realtà, un’esperienza formativa e indimenticabile se fatta con lo spirito giusto.”

IN UN PERCORSO COSÌ PROFONDO C’È SEMPRE QUALCUNO DA RINGRAZIARE. CHI TI VA DI MENZIONARE IN MODO PARTICOLARE?
“Vorrei ringraziare un paio di persone in particolare:

Carla Alfieri, la nostra OLP, che ci sa fare molto con i ragazzi: mi ha spronato tantissime volte a mettermi in gioco e a farmi aprire caratterialmente.

Vincenzo Spatuzzi, il nostro vicepresidente e – come lo chiamiamo noi – ‘lo sceriffo’, per aver sempre creduto in me e per avermi sempre sostenuto.

Sergio Scuoppo, il presidente, che con la sua leggerezza e umanità guida non solo noi giovani, ma tutti noi volontari.

Dario Casaburi, responsabile sede e caposquadra: un amico e un punto di riferimento per noi ragazzi, con tantissima esperienza e moltissimi consigli da dare, sia dentro la vita associativa che fuori.

Genoveffa Scarlino, un po’ la seconda mamma e nonna di tutti, per me capostipite dell’associazione, che con la sua esperienza sa dare consigli e conosce aneddoti che non conosce nemmeno il presidente.

E infine, ma non meno importante, vorrei ringraziare i ragazzi del mio servizio civile: con voi ho condiviso una parte importantissima della mia vita, con ognuno di voi ho costruito ricordi e fatto esperienze. Non importa cosa la vita ci metterà davanti, mi piace pensare che Mani Amiche sarà sempre il luogo in cui noi, tutti e sei, ci possiamo ritrovare.

Vivi per fare del bene, fai del bene per vivere.

#lamiaesperienzainmaniamiche | Francesco Pisapia: un super tifoso “in borghese arancio”

La nostra rubrica #lamiaesperienzainmaniamiche si arricchisce oggi di una testimonianza che parla di entusiasmo, giovialità e spirito di squadra.

Protagonista di questo appuntamento è Francesco Pisapia, attualmente segretario dell’associazione e volontario autista. Francesco è una di quelle figure che “fanno gruppo” naturalmente: solare, disponibile e con una passione viscerale per la sua città e per la Cavese, che segue da fondo campo in divisa arancio Mani Amiche. Entrato nella nostra famiglia nel 2022, ha saputo coniugare in breve tempo il rigore del ruolo amministrativo con la prontezza operativa di chi sta al volante dei mezzi di soccorso.

FRANCESCO, IL TUO INGRESSO IN ASSOCIAZIONE È RECENTE MA MOLTO INTENSO. COSA TI HA SPINTO A DIVENTARE UN VOLONTARIO DI MANI AMICHE?

“Il desiderio di aiutare gli altri è qualcosa che ho sempre covato dentro, come un fuoco silenzioso che aspettava solo l’occasione giusta per divampare. Nel 2022 ho deciso che era il momento di passare dalle intenzioni ai fatti. Cercavo un modo concreto per mettermi al servizio della comunità e in Mani Amiche ho trovato la dimensione ideale: una realtà dove l’efficienza del soccorso si sposa perfettamente con il calore umano.”

OLTRE AL TUO IMPEGNO COME SEGRETARIO, SEI UN AUTISTA. QUAL È L’ASPETTO DEL SERVIZIO CHE TI REGALA PIÙ SODDISFAZIONE?

“Senza dubbio il contatto con le persone, specialmente con gli anziani. Quando effettuiamo i trasporti sanitari, si creano dei momenti di intimità inaspettata. Molti pazienti sentono il bisogno di raccontarsi, di condividere pezzi della loro vita. Vedere la luce nei loro occhi quando capiscono che li stai ascoltando davvero, e non solo assistendo è impagabile. Quella gratitudine silenziosa ti ripaga di ogni fatica.”

IL TUO ISTINTO È STATO RECENTEMENTE PROVATO SUL CAMPO, PROPRIO DURANTE UNA PARTITA DELLA TUA AMATA CAVESE. CI RACCONTI COSA È SUCCESSO?

“È un episodio che non dimenticherò. Eravamo in servizio allo stadio quando un signore ha iniziato a manifestare un malessere. Inizialmente sembrava qualcosa di lieve, ma ho avuto un presentimento forte, una sensazione che fosse in corso qualcosa di molto più serio, un infarto. Abbiamo agito tempestivamente portandolo in ospedale. Quando il medico del Pronto Soccorso mi ha confermato che il mio sospetto era esatto, ho provato un brivido: in quel momento capisci quanto conti la prontezza, ma anche quell’attenzione ai segnali che impari solo stando sul campo.”

SEI CONOSCIUTO PER IL TUO CARATTERE SOCIEVOLE CHE AIUTA A FARE SQUADRA. QUANTO CONTA IL GRUPPO IN ASSOCIAZIONE?

“Conta tutto. Per me è naturale cercare di creare armonia; credo che un clima sereno tra noi volontari si rifletta direttamente sulla qualità dell’aiuto che diamo ai pazienti.”

QUALE CONSIGLIO TI SENTI DI DARE A CHI SI AVVICINA OGGI PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO DEL VOLONTARIATO?

“Direi di approcciarsi con umiltà e spirito di servizio. Il mio motto è: cercare sempre di aiutare il prossimo dando il massimo, pur conoscendo e rispettando i propri limiti. Non serve essere supereroi, serve essere persone presenti, preparate e, soprattutto, disposte a metterci il cuore.”

#lamiaesperienzainmaniamiche | Patrizia Lambiase: l’empatia come strumento di soccorso

La nostra rubrica #lamiaesperienzainmaniamiche ospita oggi la testimonianza di Patrizia Lambiase, una volontaria con un percorso iniziato molti anni fa nel settore dell’emergenza e ripreso con determinazione nel 2021.

Dalle prime esperienze nel pronto intervento fino alla gestione dei flussi durante la pandemia, la sua storia è una lezione di pragmatismo e dedizione verso chi si trova in situazioni di fragilità.

PATRIZIA, IL TUO PERCORSO IN MANI AMICHE HA RADICI LONTANE. COM’È CAMBIATO IL TUO MODO DI FARE VOLONTARIATO DAGLI INIZI A OGGI?

“La mia prima esperienza in associazione risale a circa 25 anni fa. All’epoca l’attività era molto improntata allo stile ‘pronto intervento’: ritmi serrati, interventi rapidi, una formazione continua sul campo. È stata una scuola incredibile. Dopo una lunga pausa per dedicarmi alla crescita del mio primo figlio e alla famiglia, nel 2021 ho deciso di rientrare. Ho rifatto il corso e mi sono rimessa in gioco con uno spirito nuovo, più consapevole di quanto il nostro supporto sia necessario in momenti di crisi collettiva.”

IL TUO RIENTRO È AVVENUTO IN UN MOMENTO STORICO PARTICOLARE: LA PANDEMIA. COSA TI HA SPINTA A TORNARE PROPRIO ALLORA?

“Sentivo il bisogno di rendermi utile. Il periodo del COVID aveva lasciato ferite profonde nella comunità e volevo dare il mio contributo concreto. In quell’anno mi sono occupata principalmente dell’assistenza presso i punti vaccinali di San Francesco e Santa Lucia. Non è stato un compito semplice: c’era molta tensione, la gente era esasperata dalle attese e dalle difficoltà burocratiche. Gestire la rabbia e la frustrazione delle persone ha richiesto molto equilibrio.”

COSA TI HA LASCIATO QUELL’ESPERIENZA?

“Ricordo bene la fatica di quei mesi. Dovevamo essere pronti a rassicurare chi aveva paura o a mediare quando gli animi si scaldavano. È stata un’esperienza che mi ha mostrato il lato più fragile, ma anche più autentico, della nostra società.”

DOPO TANTI ANNI DI SERVIZIO, QUAL È L’INSEGNAMENTO PIÙ GRANDE CHE HAI TRATTO DAL VOLONTARIATO?

“Ho imparato che fare del bene agli altri è un processo che arricchisce innanzitutto chi lo compie. Stando in associazione vedi tanta sofferenza, specialmente quella delle persone sole.  Questo mi ha fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale aiutare il prossimo.”

QUALI SONO, SECONDO TE, LE CARATTERISTICHE CHE NON POSSONO MANCARE IN UN VOLONTARIO?

“L’empatia è la base di tutto. Devi avere la capacità di metterti nei panni degli altri e uno spirito caritatevole che ti guidi nelle scelte. Senza la capacità di ascolto, il soccorso resta a metà. È un’esperienza che consiglio perché ti apre gli occhi sulla realtà e ti trasforma profondamente come persona.”

COSA SIGNIFICA PER TE FAR PARTE DEL GRUPPO DI MANI AMICHE?

“Per me è una grande famiglia. Fin dal primo giorno del mio rientro mi hanno accolta con calore, facendomi sentire subito parte integrante del progetto. Sapere di poter contare su un gruppo unito rende meno pesante anche il servizio più difficile. Ringrazio l’associazione per l’opportunità di essere utile ogni giorno.”