#lamiaesperienzainmaniamiche | Elena: gentilezza e piccoli gesti che sbloccano il cuore

Ci sono storie che profumano di freschezza, di educazione e di quella disponibilità silenziosa che fa bene all’anima. La storia di Elena Senatore è proprio una di queste. Volenterosa, gentile e dotata di una sensibilità innata, rappresenta al meglio quel ricambio generazionale capace di portare nuova linfa alla nostra associazione.

Arrivata in Mani Amiche con il carico di timori e incertezze tipico di chi si affaccia per la prima volta a una realtà così particolare, Elena ha saputo compiere un percorso straordinario. In poco tempo, con dedizione e umiltà, è passata dal servizio “pronto farmaco” alle assistenze in ambulanza, fino alla gestione della segreteria, muovendosi oggi tra le varie attività con estrema disinvoltura. Conclusi i dodici mesi di Servizio civile universale, ha scelto di non sfilarsi la nostra divisa, diventando a tutti gli effetti una volontaria effettiva. Oggi ci racconta il suo anno di crescita, di emozioni e di piccoli grandi gesti.

ELENA, IL TUO PERCORSO IN MANI AMICHE È INIZIATO A MAGGIO DELLO SCORSO ANNO CON IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE. COSA TI HA SPINTO A COMPIERE QUESTO PASSO E COSA SAPEVI DI QUESTA REALTÀ?

“A dire il vero, avevo sentito parlare di Mani Amiche, ma non sapevo benissimo di cosa si trattasse e quali attività venissero svolte esattamente all’interno della sede. Ho presentato la domanda per il Servizio civile universale perché la vedevo come una grande opportunità per noi giovani, un modo per avvicinarsi sia al mondo del volontariato che a quello del lavoro, favorendo una crescita sia personale che professionale.

Il mio anno è iniziato a maggio dello scorso anno. Non nascondo che all’inizio c’era un po’ di ansia, avevo diverse paure e tantissime domande, ma ero anche guidata da una forte curiosità e dalla voglia di imparare cose nuove.”

DURANTE QUESTI DODICI MESI TI SEI MISURATA CON TANTISSIME ATTIVITÀ DIVERSE, COMPRESA LA SEGRETERIA CHE ALL’INIZIO TI SPAVENTAVA UN PO’. COM’È STATO SUPERARE QUELLE INSICUREZZE?

“Durante questo anno ho avuto la possibilità di seguire molti corsi di formazione e ho imparato cose nuove e importanti. Ho effettuato trasporti sanitari, consegne di farmaci, assistenze e diversi turni in segreteria.

Ecco, la segreteria inizialmente mi spaventava molto: mi sentivo a disagio nel rispondere al telefono e nel gestire le varie richieste delle persone. Poi però, con il tempo e grazie alle tantissime telefonate che arrivavano in giornata, mi sono piano piano sciolta e ‘sbloccata’. La stessa agitazione la provavo all’inizio con i trasporti sanitari, ma anche lì, un passo alla volta, ho acquisito sicurezza e consapevolezza nei miei mezzi.”

ESSENDO UNA PERSONA MOLTO EMPATICA, TI MUOVI CON GRANDE SENSIBILITÀ. C’È UN EPISODIO IN PARTICOLARE CHE TI È RIMASTO NEL CUORE?

“Sì, ed è un momento molto tenero che mi ha fatto riflettere tanto. Ero fuori sede per dei servizi sanitari e sono arrivata a un domicilio per la consegna dei farmaci. Lì ho trovato un signore che ci teneva tantissimo a farmi conoscere sua madre, una signora ultracentenaria di ben 106 anni. All’inizio mi sono avvicinata con una certa prudenza e perplessità, ma quella nonna, seduta sulla sua poltrona, mi ha preso, mi ha stretto forte il braccio e mi ha guardata con occhi lucidi, pieni di saggezza, regalandomi un sorriso bellissimo.

Quel giorno ero un po’ di fretta, ma quei pochi minuti in cui mi sono trattenuta con lei mi hanno commossa e resa felice. Mi hanno resa consapevole di quanto un piccolo gesto, uno sguardo o un semplice ‘Grazie’ possano fare la differenza nella giornata di una persona. Per me queste cose valgono più di ogni altra cosa e ripagano di tutta la pazienza e il rispetto che ci mettiamo.”

IL SERVIZIO CIVILE SIGNIFICA ANCHE CONDIVISIONE DI SQUADRA. CHE RAPPORTO SI È CREATO CON I TUOI COMPAGNI DI VIAGGIO?

“Per 365 giorni ho condiviso questa esperienza con altri cinque ragazzi. Insieme abbiamo vissuto giornate di ogni tipo: da quelle molto impegnative a momenti divertenti e di totale spensieratezza. Abbiamo legato tantissimo, tanto che si sono creati bellissimi rapporti che continuiamo a coltivare anche al di fuori del contesto associativo. Ringrazio ognuno di loro perché, ognuno a modo suo, mi ha dato e aiutato tanto in questo percorso.”

IL TUO ANNO DA CONTRATTISTA È FINITO, MA TU SEI ANCORA QUI, IN DIVISA. COSA TI HA SPINTO A RIMANERE COME VOLONTARIA EFFETTIVA?

“Sono profondamente riconoscente al servizio civile perché è stata un’esperienza che mi ha aiutata a crescere tantissimo, sbloccandomi su vari punti di vista e riducendo le mie ansie e insicurezze, anche fuori dall’associazione.

Visto che mi sono trovata splendidamente in questa grande famiglia e che aiutare gli altri mi fa vivere bellissime sensazioni ed emozioni, una volta concluso il progetto non ho avuto dubbi: ho deciso di continuare a far parte di Mani Amiche. Non più come ‘la ragazza del servizio civile’, bensì come volontaria effettiva a tutti gli effetti.”

C’È QUALCUNO CHE TI SENTO DI RINGRAZIARE PER QUESTO CAMMINO DI CRESCITA?

“Ci tengo a ringraziare innanzitutto il Presidente, il Vicepresidente, Carla e Genoveffa per l’inserimento, la gestione quotidiana del progetto, la disponibilità, la pazienza e la grande fiducia che hanno avuto nei nostri confronti per tutto l’anno. Ovviamente il mio grazie va anche a tutti i segretari e ai volontari dell’associazione, grazie ai quali ho potuto apprendere e capire davvero tutto ciò che vive all’interno di questa bellissima realtà.”

#lamiaesperienzainmaniamiche | Gioacchino Cafaro: l’infermiere della porta accanto, il volontario più simpatico del mondo

Ci sono persone che non hanno semplicemente bisogno di presentazioni: a Cava de’ Tirreni basta fare il loro nome per vedere un sorriso stamparsi sul volto di chiunque. Se poi provate a camminare in piazza insieme a Gioacchino Cafaro, vi renderete conto che è un’impresa quasi impossibile: verrete fermati ogni cento metri. Lo conoscono tutti, lo stimano tutti. Il suo telefono è un centralino sempre squillante, e la risposta dall’altro capo del filo è sempre la stessa: una totale disponibilità a offrire un aiuto o un consiglio professionale ed umano.

Infermiere di professione, storico e amatissimo infermiere della Cavese Calcio, Gioacchino è un volontario per pura vocazione. Ma non aspettatevi il classico ritratto formale: lui è un “angelo custode” decisamente sui generis, con la battuta sempre pronta e un’ironia travolgente che da decenni alleggerisce anche i momenti più pesanti. Oggi, che è una delle memorie storiche più preziose dell’associazione, ci racconta com’è iniziato questo incredibile viaggio, partito letteralmente dal primo giorno di fondazione.

GIOACCHINO, TU C’ERI ANCORA PRIMA CHE MANI AMICHE DIVENTASSE LA REALTÀ CHE TUTTI CONOSCIAMO OGGI. COME HA AVUTO INIZIO QUESTA AVVENTURA?

“Tutto è partito durante il primo anno di vita dell’associazione. All’epoca lavoravo già come infermiere in ospedale. Un giorno il dottor Enzo Baldi, noto gastroenterologo, mi propose di iscrivermi a questa nuova realtà. Allora Mani Amiche era guidata da un gruppo di persone straordinarie: il giudice Scermino, lo stesso Baldi, Gioacchino Senatore, Tommaso Avallone e tanti altri pionieri.
Ho avuto la fortuna e il privilegio di far parte di questa famiglia fin dal primo giorno della sua fondazione. Se mi guardo indietro, provo un’emozione immensa nel vedere quanta strada abbiamo fatto da quelle prime riunioni.”

I PRIMI PASSI NON SONO STATI FACILI, SOPRATTUTTO A LIVELLO DI MEZZI. CHE RICORDI HAI DEI MEZZI E DELLA STRUTTURA DI QUEGLI ANNI?

“I primi tempi avevamo una sola, unica ambulanza, che ci era stata donata dall’ONPI (Opera Nazionale Pensionati d’Italia). Diciamoci la verità: era vecchia! Però i nostri dirigenti dell’epoca, con una dedizione incredibile, la rimisero a nuovo e la misero in condizione di effettuare i primissimi soccorsi sul territorio.
Da quell’unico mezzo d’epoca siamo cresciuti anno dopo anno, fino a raggiungere un esercito di 150 ragazzi, tra giovani e meno giovani. Oggi, insieme a Genoveffa, sono tra i più anziani in servizio, affiancato da altri soci storici indimenticabili come Felice Scermino e Virtuoso Romano. Portiamo sulle spalle la storia di questa associazione.”

MANI AMICHE È CRESCIUTA INFATTI MOLTO IN FRETTA, DIVENTANDO UN PUNTO DI RIFERIMENTO ANCHE PER L’EMERGENZA. COM’ERA GESTIRE IL SOCCORSO?

“Inizialmente facevamo trasporti in tutta la provincia e coprivamo anche i turni di notte per le emergenze. Poi c’è stata una grandissima crescita professionale sotto l’aspetto prettamente sanitario. Soprattutto la domenica affiancavamo il 118, che ci indicava dove intervenire: andavamo sul posto per ogni tipo di casistica, compresi gli incidenti stradali più gravi.
Ma la cosa più incredibile di quegli anni era l’entusiasmo. C’erano talmente tanti ragazzi che per poter fare un turno in ambulanza si doveva letteralmente ‘chiedere il piacere’! C’era una partecipazione e una richiesta pazzesca. Eravamo la prima vera associazione di puro volontariato a Cava, senza alcuno scopo di lucro. Oggi sembra strano pensarci, ma era emozionante sentire un ragazzo che chiedeva: ‘Per piacere, posso fare un turno oggi?'”

OGNI VOLTA CHE VI INCONTRATE TRA FONDATORI I RICORDI RIEMERGONO. C’È QUALCUNO IN PARTICOLARE CHE PORTI NEL CUORE?

“Quando ci vediamo con i primi fondatori passiamo le ore a ricordare questi momenti storici. Va fatto un grazie enorme a chi ha avuto la lungimiranza e l’idea di fondare questa associazione.
Poi, ricordo sempre con un affetto immenso la signora Zuppetta, una delle nostre volontarie più anziane, aveva circa 80-85 anni. Era una donna super ligia al dovere, un esempio per tutti. E come dimenticare le bellissime serate trascorse tutti insieme all’aria aperta durante gli anniversari dell’associazione, o le risate memorabili durante le tombolate di Natale? Eravamo e siamo una famiglia.”


DA INFERMIERE E VOLONTARIO STORICO, QUALE INSEGNAMENTO SENTI DI CONSEGNARE AI NUOVI RAGAZZI CHE INDOSSANO LA DIVISA OGGI?

“Dico sempre che spendere qualche ora del proprio tempo con chi ha più bisogno di noi non è un sacrificio, ma un arricchimento personale straordinario. Si torna a casa cambiati. Le benedizioni che ricevi dagli ammalati quando porti loro sollievo sono vere benedizioni, qualcosa che ti resta dentro per sempre. E poi, il volontariato ti lascia un rapporto umano splendido con tutti. Fatelo con il cuore, non ve ne pentirete.”

#lamiaesperienzainmaniamiche | Lucio Casoria: il ritratto della spontaneità, tra sorrisi contagiosi e pura solidarietà

Ci sono persone che, non appena varcano la soglia della nostra sede, portano con sé una ventata di positività e simpatia. Lucio Casoria è una di queste: il ritratto della genuinità, schietto, sincero, istrionico e profondamente umano. “Giovincello dentro” e con una vitalità che farebbe invidia a molti, Lucio ha scelto di trasformare il tempo della sua pensione in un dono continuo per gli altri.

Ex poliziotto con quarant’anni di servizio, attore di teatro nel tempo libero e oggi orgoglioso volontario di Mani Amiche, ha sin dall’inizio dato disponibilità totale all’associazione. Nonostante sia con noi da poco, sembra di averlo nella nostra famiglia già da decenni ed è sempre piacevole farci raccontare le sue storie di vita, tra i ricordi in divisa e la gioia di riscoprirsi utile, in ogni circostanza con la sua spontaneità ed altruismo.

LUCIO, DOPO 40 ANNI NELLA POLIZIA DI STATO, PORTI CON TE UN BAGAGLIO DI ESPERIENZE TOSTE E PROFONDE. QUANTO È STATO IMPORTANTE PER TE MANTENERE QUESTA TUA GENUINITÀ NONOSTANTE LE DIFFICOLTÀ DEL MESTIERE?

“In quarant’anni di carriera ho visto di tutto: arresti di latitanti, conflitti a fuoco, situazioni limite che ti segnano e ti temprano. Ma la lezione più grande l’ho imparata interfacciandomi con le persone comuni, con i familiari disperati per i figli tossicodipendenti o finiti su brutte strade. In quei pochi minuti in cui dovevi decidere cosa fare, ho capito che l’umanità deve venire prima di tutto. Quegli episodi hanno forgiato il mio carattere, ma non hanno scalfito la mia voglia di sorridere e di aiutare. Anzi, mi hanno spinto a voler fare ancora di più, una volta smessa la divisa.”

IL TUO ARRIVO IN MANI AMICHE È STATO ACCOMPAGNATO DA UN GRANDE ENTUSIASMO. COME È NATA LA SCELTA DI DIVENTARE VOLONTARIO?

“Tutto merito del ‘passaparola’ della solidarietà! Il mio amico Enzo Palazzo mi raccontava sempre le sue esperienze qui, trasmettendomi una gioia incredibile. Così, all’inizio del 2025, ho letto del corso e mi sono lanciato. Fin dal primo giorno, quando Sergio ci ha dato il benvenuto spiegandoci lo spirito dell’associazione, mi sono sentito al posto giusto. Ho seguito le lezioni di Dario, Francesco e di tutti gli altri con impegno e piacere: la loro professionalità e l’amore che mettono in quello che fanno mi hanno contagiato subito. Mi hanno accolto in questa famiglia facendomi sentire subito a casa.”

OPERATIVO DA POCHI MESI, MA GIÀ PRESENTISSIMO. QUALI SONO I MOMENTI CHE TI HANNO REGALATO I SORRISI PIÙ BELLI IN QUESTO NUOVO PERCORSO?

“È un’esperienza che mi riempie il cuore ogni giorno. Sono stato allo stadio, dove i ragazzi del Servizio Civile – giovani meravigliosi e preparatissimi – mi hanno guidato con pazienza. Ho fatto trasporti sanitari, distribuito pacchi alle famiglie, fatto assistenza alle gare di danza e ai giochi dei bimbi del CSI. Ma la cosa che mi realizza di più è parlare con i pazienti durante le attese. Ascoltare le loro storie, dargli una parola di conforto, strappargli un sorriso mentre lottano contro le loro disavventure… ecco, quello mi fa sentire utile davvero. Dare forza a loro, in fondo, dà forza anche a me.”

COSA TI SENTI DI DIRE A CHI TI GUARDA E MAGARI VORREBBE SEGUIRE IL TUO ESEMPIO?

“Voglio solo dire grazie a tutti per come mi hanno ricevuto. Mi sono sentito parte integrante di Mani Amiche dal primo istante. A chi ha del tempo libero dico: non state fermi, venite qui! Investire il proprio tempo per la collettività è la cosa più bella che si possa fare. Io ho ancora tantissimo da imparare, ma l’impegno e la buona volontà non mi mancheranno mai. Grazie di cuore a tutta l’associazione!”

Lucio è con noi da poco, è un socio ‘giovanissimo’, ma la sua spontaneità e i suoi sorrisi sono già un tesoro prezioso per la nostra squadra. La sua storia ci insegna che il volontariato è il modo migliore per restare giovani e far star bene gli altri.

Ti senti pronto a rimetterti in gioco e a donare un sorriso come ha fatto Lucio? Mani Amiche ti aspetta a braccia aperte!

#lamiaesperienzainmaniamiche | Domenico Giaccoli: il valore del tempo per il volontariato

​Quando si parla di un’associazione di volontariato, il pensiero vola subito alle sirene dell’ambulanza e ai soccorritori in prima linea. Ma c’è un motore silenzioso, che lavora dietro le quinte: la segreteria. È lì che il caos delle richieste si trasforma in ordine, ed è lì che da ben ventun anni incontriamo Domenico Giaccoli.


​Domenico è un uomo che ha saputo trasformare il traguardo della pensione non in un momento di riposo, ma nell’inizio di una seconda, straordinaria giovinezza spesa per gli altri. La sua è una storia speciale, nata tra le mura di casa grazie a un passaggio di testimone al contrario: da figlio a padre. Oggi ci racconta cosa significa essere parte della famiglia Mani Amiche.

​DOMENICO, LA TUA STORIA IN ASSOCIAZIONE È INIZIATA 21 ANNI FA. DI SOLITO SONO I GENITORI A TRASCINARE I FIGLI, MA NEL TUO CASO È SUCCESSO IL CONTRARIO. COME SEI ARRIVATO QUI?

​”Sì, è andata proprio al contrario! Il primo della famiglia a entrare in Mani Amiche è stato mio figlio Francesco (e in seguito anche l’altro mio figlio, Marco, è diventato socio). In quel periodo stavo per andare in pensione e Francesco, conoscendomi, pensò che non potevo restare con le mani in mano. Fu sua l’idea di coinvolgermi nell’associazione per impiegare il mio tempo libero in qualcosa di utile.
​Ho raccolto la sfida e ho trovato il mio ruolo come segretario. Da allora sono passati 21 anni, ed è stata una delle decisioni migliori della mia vita.”

​IL RUOLO DI SEGRETARIO RICHIEDE CONCRETEZZA. TU HAI VISSUTO ANCHE GLI ANNI IN CUI IN MANI AMICHE SI GESTIVANO LE CHIAMATE DEL 118. CHE PERIODO È STATO?

​”Erano tempi intensissimi. Quando gestivamo il 118, il centralino era di fuoco. C’era bisogno di grande concentrazione e reattività nel prendere le richieste telefoniche. Un errore di trascrizione o una virgola fuori posto potevano rallentare i soccorsi. Il nostro compito era favorire l’organizzazione immediata degli interventi con gli equipaggi. Una grande responsabilità, ma anche gratificante”.

​DIETRO QUEL TELEFONO, PERÒ, NON ARRIVAVANO SOLO EMERGENZE SANITARIE. SPESSO LA SEGRETERIA DIVENTA UN RIFUGIO CONTRO LA SOLITUDINE, VERO?

​”Moltissime volte. In tutti questi anni mi è capitato spesso di rispondere a persone anziane che non avevano bisogno di un’ambulanza, ma semplicemente di compagnia telefonica. In quei momenti capisci che il volontariato non è solo un codice rosso, ma è anche saper ascoltare. Dedicare dieci minuti del proprio tempo a chiacchierare con un anziano solo in casa fa parte della nostra missione tanto quanto un intervento di primo soccorso.”

​IN OLTRE DUE DECENNI DI SERVIZIO GLI ANEDDOTI NON MANCANO. CE N’È UNO PARTICOLARE, MAGARI LEGATO A UN MOMENTO IN CUI SEI STATO SOCCORRITORE “PER CASO” ANCHE SENZA DIVISA?

​”Ricordo un episodio memorabile del 2007. In sede c’era un grandissimo fermento perché attendevamo la visita del Vescovo. Proprio in quel momento, nei pressi della sede, si verificò un brutto incidente in motorino. Io mi trovavo lì vicino, ero in borghese, ma lo spirito del volontario non si toglie quando ti togli la divisa. Mi precipitai subito sul posto, rimasi lì a confortare l’incidentato in attesa che arrivasse l’ambulanza del 118″

​DA VETERANO CHE HA VISTO PASSARE GENERAZIONI DI RAGAZZI, QUALE CONSIGLIO SENTI DI DARE AI GIOVANI CHE SI AVVICINANO OGGI A QUESTA REALTÀ?

​”Ai ragazzi dico sempre di fare il loro percorso e di vivere questa esperienza umanitaria con costanza e dedizione. Il volontariato non si fa a tempo perso o con superficialità. Il mio consiglio è di impegnarsi concretamente, prendendo turni di almeno 4 ore ciascuno, chiaramente secondo le proprie disponibilità, ma garantendo un impegno serio. Solo rimanendo in sede per un tempo prolungato si impara davvero, si crea il legame con la squadra e si capisce il valore di ciò che facciamo.”

UN PERCORSO COSÌ LUNGO È FATTO ANCHE DI MOMENTI DIFFICILI, COMPRESA LA MALATTIA, E DI PERSONE CHE TI SONO STATE VICINE. CHI VUOI RINGRAZIARE?

​”Ci sono due donne straordinarie che voglio menzionare.
​In primis Genoveffa Scarlino, per la profonda stima che da sempre nutro verso di lei e verso la sua totale dedizione all’associazione; è un esempio per tutti noi.
​E poi Carla Alfieri, che mi è stata vicina e mi ha dato un supporto fondamentale quando sono rientrato in associazione in seguito a un periodo di malattia e ad altri episodi personali non facili. Sentire il calore di Mani Amiche nel momento del bisogno mi ha fatto capire, ancora una volta, che questa non è solo un’associazione, ma una vera famiglia.”

Grazie a Domenico che continua a donare il suo cuore e il suo tempo a tutti noi!