#lamiaesperienzainmaniamiche | Raffaele Adinolfi: il ritratto della meglio gioventù, anima preziosa del volontariato
In un tempo in cui siamo troppo spesso abituati ad additare i giovani come superficiali o privi di valori, leggere una storia come quella di Raffaele Adinolfi costringe a fermarsi e a ricredersi. Ci fa pensare, con una ventata di freschezza, che la “meglio gioventù” abbia proprio le sue caratteristiche: sensibilità, empatia e una silenziosa forza interiore. Il volontariato può e deve essere come nel suo caso, la fucina ideale per tirare fuori questo potenziale nascosto, dimostrando quanto l’energia e la purezza dei ragazzi siano preziose per l’intera comunità.
Raffaele è entrato in Mani Amiche in punta di piedi, portando con sé le fragilità e le insicurezze tipiche di chi, a volte, si è sentito guardato con occhi diversi. Ma qui ha trovato un ambiente dove la parola “inclusione” non è uno slogan, ma una pratica quotidiana. In quattro anni di cammino, non solo ha trasformato la propria timidezza in attivismo concreto per l’associazione, ma ha riscoperto se stesso e le sue radici. Oggi ci racconta la sua storia di volontariato, amicizia e gratitudine.

RAFFAELE, IL TUO VIAGGIO IN MANI AMICHE È INIZIATO A GIUGNO DEL 2022 ATTRAVERSO IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE. COSA TI HA SPINTO A FARE QUESTO PASSO?
“Conoscevo già l’associazione, essendo molto rinomata a Cava, ma non mi ero mai approcciato alle varie realtà di volontariato. Sono entrato a Mani Amiche anche grazie a mio padre, che mi spronò a fare il servizio civile universale, che oggi rappresenta una buona opportunità per noi giovani per affacciarci al mondo del lavoro.
Ricordo che quando entrai qui ero una persona totalmente diversa: ero un ragazzo timido, chiuso, insicuro ed introverso. Prima di iniziare il mio percorso non nascondo che avevo un po’ paura di chi potessi incontrare e dell’esperienza in generale, nonostante comunque la mia voglia di mettermi in gioco, poiché sono sempre stato un ragazzo, diciamo, ‘che guarda chi è più debole’, di buon cuore ed empatico.”
NELLA TUA VITA HAI SPERIMENTATO COSA SIGNIFICA SENTIRSI MESSI DA PARTE, MA IN ASSOCIAZIONE LE COSE SONO ANDATE DIVERSAMENTE. QUANTO È STATO IMPORTANTE TROVARE UN AMBIENTE DAVVERO INCLUSIVO?
“Per me è stato fondamentale. So cosa vuol dire essere escluso, discriminato e messo da parte. Avendo una leggera disabilità al lato sinistro del corpo dalla nascita, che però non si nota nemmeno, per me è sempre stato difficile accettarmi ed essere accettato, mi sono sempre sentito ‘giudicato’. Anche da qui nasceva la mia voglia di aiutare i deboli: una sorta di “rivincita” per non lasciare indietro nessuno.
Le mie paure, però, sono sparite sin dal primo giorno di servizio civile: fin da subito mi sono sentito voluto bene, accolto, mi sono sentito ‘a casa’, non ‘diverso’. I ragazzi qui non mi hanno fatto pesare mai nulla. Dopo circa un mese di servizio, infatti, chiesi al presidente di fare le carte per rimanere como volontario. Posso tranquillamente dire che il servizio civile mi ha letteralmente salvato, poiché all’epoca avevo un paio di situazioni che non mi facevano respirare, e venire qui fu davvero una boccata d’aria. Durante quell’anno sono cresciuto e cambiato, ma per davvero: ho cambiato carattere, ora mi accetto per come sono. E questo lo dovrò sempre alle persone che continuano a starmi vicino in associazione.”

IL 2022 È STATO UN ANNO INTENSO E RICCO DI ANEDDOTI. CHE RICORDI PORTI NEL CUORE DI QUEI PRIMI DODICI MESI?
“Fu un bellissimo anno. Qui ho conosciuto persone fantastiche e tra noi sei del Servizio Civile c’era tanta complicità; ho trovato, oltre che dei colleghi con cui lavorare, degli amici con cui si può uscire e prendersi un caffè al bar.
Di quell’anno sicuramente ricordo i mille trasporti fatti, i ‘pronto farmaco’ con le uscite in tre, i casini combinati in sede quando ad esempio mancava la corrente (andavamo in tilt per trovare un modo per fare il caffè!) e le cazziate – quelle che però ti fanno crescere – di Genoveffa.”
FINITO IL SERVIZIO CIVILE SEI RIMASTO COME VOLONTARIO E A GIUGNO SARANNO QUATTRO ANNI IN DIVISA. COSA RAPPRESENTA OGGI PER TE IL VOLONTARIATO?
“Ho scoperto che il volontariato è una cosa stupenda, che aiutare il prossimo può aiutare anche noi stessi. Attualmente mi occupo principalmente di svolgere i turni in segreteria, dei trasporti e delle varie manifestazioni.
Vi assicuro che anche una minima parola di uno sconosciuto, un sorriso, un piccolo gesto in una giornata no quando si fanno i trasporti, non hanno prezzo: valgono più di mille parole. Io continuo a dire che in questo ho preso un terno, non potevo scegliere un’associazione migliore. Tutti i giorni, in divisa o meno, mi ritaglio del tempo per trascorrerlo nella mia seconda casa e nella mia seconda famiglia, e sono fiero di quello che tutti noi costruiamo ogni giorno insieme. Mani Amiche è stata fin da subito una parte fondamentale della mia vita e continuerà ad esserlo.”
TRA LE TANTE SORPRESE DI QUESTO PERCORSO, C’È STATO ANCHE IL RITORNO DI UNA VECCHIA PASSIONE SPORTIVA LEGATA AL TERRITORIO…
“Sì! Grazie a Mani Amiche ho (ri)scoperto una mia passione assopita da anni: la mia amata Cavese. Ero bambino, papà mi portava sempre allo stadio e ci fu una partita che a distanza di anni non mi va ancora giù, Cavese-Foggia 3-1 al 94’; da allora smisi di andarci.
Grazie alle assistenze del 2023 con l’associazione, però, e complice la promozione in C della Cavese di quell’anno, quella passione mi è ritornata, e oggi ce l’ho persino tatuata sulla pelle.”
DA RAGAZZO CHE HA VISSUTO QUESTA TRASFORMAZIONE, QUALE CONSIGLIO SENTI DI DARE AI PROSSIMI GIOVANI DEL SERVIZIO CIVILE?
“Ai ragazzi del Servizio Civile Universale che verranno dopo di me posso solo dire di cogliere questa opportunità al volo perché è davvero una bella realtà, un’esperienza formativa e indimenticabile se fatta con lo spirito giusto.”
IN UN PERCORSO COSÌ PROFONDO C’È SEMPRE QUALCUNO DA RINGRAZIARE. CHI TI VA DI MENZIONARE IN MODO PARTICOLARE?
“Vorrei ringraziare un paio di persone in particolare:
Carla Alfieri, la nostra OLP, che ci sa fare molto con i ragazzi: mi ha spronato tantissime volte a mettermi in gioco e a farmi aprire caratterialmente.
Vincenzo Spatuzzi, il nostro vicepresidente e – come lo chiamiamo noi – ‘lo sceriffo’, per aver sempre creduto in me e per avermi sempre sostenuto.
Sergio Scuoppo, il presidente, che con la sua leggerezza e umanità guida non solo noi giovani, ma tutti noi volontari.
Dario Casaburi, responsabile sede e caposquadra: un amico e un punto di riferimento per noi ragazzi, con tantissima esperienza e moltissimi consigli da dare, sia dentro la vita associativa che fuori.
Genoveffa Scarlino, un po’ la seconda mamma e nonna di tutti, per me capostipite dell’associazione, che con la sua esperienza sa dare consigli e conosce aneddoti che non conosce nemmeno il presidente.
E infine, ma non meno importante, vorrei ringraziare i ragazzi del mio servizio civile: con voi ho condiviso una parte importantissima della mia vita, con ognuno di voi ho costruito ricordi e fatto esperienze. Non importa cosa la vita ci metterà davanti, mi piace pensare che Mani Amiche sarà sempre il luogo in cui noi, tutti e sei, ci possiamo ritrovare.
Vivi per fare del bene, fai del bene per vivere.“





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