#lamiaesperienzainmaniamiche | Domenico Giaccoli: il valore del tempo per il volontariato
Quando si parla di un’associazione di volontariato, il pensiero vola subito alle sirene dell’ambulanza e ai soccorritori in prima linea. Ma c’è un motore silenzioso, che lavora dietro le quinte: la segreteria. È lì che il caos delle richieste si trasforma in ordine, ed è lì che da ben ventun anni incontriamo Domenico Giaccoli.

Domenico è un uomo che ha saputo trasformare il traguardo della pensione non in un momento di riposo, ma nell’inizio di una seconda, straordinaria giovinezza spesa per gli altri. La sua è una storia speciale, nata tra le mura di casa grazie a un passaggio di testimone al contrario: da figlio a padre. Oggi ci racconta cosa significa essere parte della famiglia Mani Amiche.
DOMENICO, LA TUA STORIA IN ASSOCIAZIONE È INIZIATA 21 ANNI FA. DI SOLITO SONO I GENITORI A TRASCINARE I FIGLI, MA NEL TUO CASO È SUCCESSO IL CONTRARIO. COME SEI ARRIVATO QUI?
”Sì, è andata proprio al contrario! Il primo della famiglia a entrare in Mani Amiche è stato mio figlio Francesco (e in seguito anche l’altro mio figlio, Marco, è diventato socio). In quel periodo stavo per andare in pensione e Francesco, conoscendomi, pensò che non potevo restare con le mani in mano. Fu sua l’idea di coinvolgermi nell’associazione per impiegare il mio tempo libero in qualcosa di utile.
Ho raccolto la sfida e ho trovato il mio ruolo come segretario. Da allora sono passati 21 anni, ed è stata una delle decisioni migliori della mia vita.”
IL RUOLO DI SEGRETARIO RICHIEDE CONCRETEZZA. TU HAI VISSUTO ANCHE GLI ANNI IN CUI IN MANI AMICHE SI GESTIVANO LE CHIAMATE DEL 118. CHE PERIODO È STATO?
”Erano tempi intensissimi. Quando gestivamo il 118, il centralino era di fuoco. C’era bisogno di grande concentrazione e reattività nel prendere le richieste telefoniche. Un errore di trascrizione o una virgola fuori posto potevano rallentare i soccorsi. Il nostro compito era favorire l’organizzazione immediata degli interventi con gli equipaggi. Una grande responsabilità, ma anche gratificante”.
DIETRO QUEL TELEFONO, PERÒ, NON ARRIVAVANO SOLO EMERGENZE SANITARIE. SPESSO LA SEGRETERIA DIVENTA UN RIFUGIO CONTRO LA SOLITUDINE, VERO?
”Moltissime volte. In tutti questi anni mi è capitato spesso di rispondere a persone anziane che non avevano bisogno di un’ambulanza, ma semplicemente di compagnia telefonica. In quei momenti capisci che il volontariato non è solo un codice rosso, ma è anche saper ascoltare. Dedicare dieci minuti del proprio tempo a chiacchierare con un anziano solo in casa fa parte della nostra missione tanto quanto un intervento di primo soccorso.”
IN OLTRE DUE DECENNI DI SERVIZIO GLI ANEDDOTI NON MANCANO. CE N’È UNO PARTICOLARE, MAGARI LEGATO A UN MOMENTO IN CUI SEI STATO SOCCORRITORE “PER CASO” ANCHE SENZA DIVISA?
”Ricordo un episodio memorabile del 2007. In sede c’era un grandissimo fermento perché attendevamo la visita del Vescovo. Proprio in quel momento, nei pressi della sede, si verificò un brutto incidente in motorino. Io mi trovavo lì vicino, ero in borghese, ma lo spirito del volontario non si toglie quando ti togli la divisa. Mi precipitai subito sul posto, rimasi lì a confortare l’incidentato in attesa che arrivasse l’ambulanza del 118″
DA VETERANO CHE HA VISTO PASSARE GENERAZIONI DI RAGAZZI, QUALE CONSIGLIO SENTI DI DARE AI GIOVANI CHE SI AVVICINANO OGGI A QUESTA REALTÀ?
”Ai ragazzi dico sempre di fare il loro percorso e di vivere questa esperienza umanitaria con costanza e dedizione. Il volontariato non si fa a tempo perso o con superficialità. Il mio consiglio è di impegnarsi concretamente, prendendo turni di almeno 4 ore ciascuno, chiaramente secondo le proprie disponibilità, ma garantendo un impegno serio. Solo rimanendo in sede per un tempo prolungato si impara davvero, si crea il legame con la squadra e si capisce il valore di ciò che facciamo.”
UN PERCORSO COSÌ LUNGO È FATTO ANCHE DI MOMENTI DIFFICILI, COMPRESA LA MALATTIA, E DI PERSONE CHE TI SONO STATE VICINE. CHI VUOI RINGRAZIARE?
”Ci sono due donne straordinarie che voglio menzionare.
In primis Genoveffa Scarlino, per la profonda stima che da sempre nutro verso di lei e verso la sua totale dedizione all’associazione; è un esempio per tutti noi.
E poi Carla Alfieri, che mi è stata vicina e mi ha dato un supporto fondamentale quando sono rientrato in associazione in seguito a un periodo di malattia e ad altri episodi personali non facili. Sentire il calore di Mani Amiche nel momento del bisogno mi ha fatto capire, ancora una volta, che questa non è solo un’associazione, ma una vera famiglia.”
Grazie a Domenico che continua a donare il suo cuore e il suo tempo a tutti noi!




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