#lamiaesperienzainmaniamiche | Gioacchino Cafaro: l’infermiere della porta accanto, il volontario più simpatico del mondo
Ci sono persone che non hanno semplicemente bisogno di presentazioni: a Cava de’ Tirreni basta fare il loro nome per vedere un sorriso stamparsi sul volto di chiunque. Se poi provate a camminare in piazza insieme a Gioacchino Cafaro, vi renderete conto che è un’impresa quasi impossibile: verrete fermati ogni cento metri. Lo conoscono tutti, lo stimano tutti. Il suo telefono è un centralino sempre squillante, e la risposta dall’altro capo del filo è sempre la stessa: una totale disponibilità a offrire un aiuto o un consiglio professionale ed umano.
Infermiere di professione, storico e amatissimo infermiere della Cavese Calcio, Gioacchino è un volontario per pura vocazione. Ma non aspettatevi il classico ritratto formale: lui è un “angelo custode” decisamente sui generis, con la battuta sempre pronta e un’ironia travolgente che da decenni alleggerisce anche i momenti più pesanti. Oggi, che è una delle memorie storiche più preziose dell’associazione, ci racconta com’è iniziato questo incredibile viaggio, partito letteralmente dal primo giorno di fondazione.
GIOACCHINO, TU C’ERI ANCORA PRIMA CHE MANI AMICHE DIVENTASSE LA REALTÀ CHE TUTTI CONOSCIAMO OGGI. COME HA AVUTO INIZIO QUESTA AVVENTURA?
“Tutto è partito durante il primo anno di vita dell’associazione. All’epoca lavoravo già come infermiere in ospedale. Un giorno il dottor Enzo Baldi, noto gastroenterologo, mi propose di iscrivermi a questa nuova realtà. Allora Mani Amiche era guidata da un gruppo di persone straordinarie: il giudice Scermino, lo stesso Baldi, Gioacchino Senatore, Tommaso Avallone e tanti altri pionieri.
Ho avuto la fortuna e il privilegio di far parte di questa famiglia fin dal primo giorno della sua fondazione. Se mi guardo indietro, provo un’emozione immensa nel vedere quanta strada abbiamo fatto da quelle prime riunioni.”
I PRIMI PASSI NON SONO STATI FACILI, SOPRATTUTTO A LIVELLO DI MEZZI. CHE RICORDI HAI DEI MEZZI E DELLA STRUTTURA DI QUEGLI ANNI?
“I primi tempi avevamo una sola, unica ambulanza, che ci era stata donata dall’ONPI (Opera Nazionale Pensionati d’Italia). Diciamoci la verità: era vecchia! Però i nostri dirigenti dell’epoca, con una dedizione incredibile, la rimisero a nuovo e la misero in condizione di effettuare i primissimi soccorsi sul territorio.
Da quell’unico mezzo d’epoca siamo cresciuti anno dopo anno, fino a raggiungere un esercito di 150 ragazzi, tra giovani e meno giovani. Oggi, insieme a Genoveffa, sono tra i più anziani in servizio, affiancato da altri soci storici indimenticabili come Felice Scermino e Virtuoso Romano. Portiamo sulle spalle la storia di questa associazione.”
MANI AMICHE È CRESCIUTA INFATTI MOLTO IN FRETTA, DIVENTANDO UN PUNTO DI RIFERIMENTO ANCHE PER L’EMERGENZA. COM’ERA GESTIRE IL SOCCORSO?
“Inizialmente facevamo trasporti in tutta la provincia e coprivamo anche i turni di notte per le emergenze. Poi c’è stata una grandissima crescita professionale sotto l’aspetto prettamente sanitario. Soprattutto la domenica affiancavamo il 118, che ci indicava dove intervenire: andavamo sul posto per ogni tipo di casistica, compresi gli incidenti stradali più gravi.
Ma la cosa più incredibile di quegli anni era l’entusiasmo. C’erano talmente tanti ragazzi che per poter fare un turno in ambulanza si doveva letteralmente ‘chiedere il piacere’! C’era una partecipazione e una richiesta pazzesca. Eravamo la prima vera associazione di puro volontariato a Cava, senza alcuno scopo di lucro. Oggi sembra strano pensarci, ma era emozionante sentire un ragazzo che chiedeva: ‘Per piacere, posso fare un turno oggi?'”
OGNI VOLTA CHE VI INCONTRATE TRA FONDATORI I RICORDI RIEMERGONO. C’È QUALCUNO IN PARTICOLARE CHE PORTI NEL CUORE?
“Quando ci vediamo con i primi fondatori passiamo le ore a ricordare questi momenti storici. Va fatto un grazie enorme a chi ha avuto la lungimiranza e l’idea di fondare questa associazione.
Poi, ricordo sempre con un affetto immenso la signora Zuppetta, una delle nostre volontarie più anziane, aveva circa 80-85 anni. Era una donna super ligia al dovere, un esempio per tutti. E come dimenticare le bellissime serate trascorse tutti insieme all’aria aperta durante gli anniversari dell’associazione, o le risate memorabili durante le tombolate di Natale? Eravamo e siamo una famiglia.”



DA INFERMIERE E VOLONTARIO STORICO, QUALE INSEGNAMENTO SENTI DI CONSEGNARE AI NUOVI RAGAZZI CHE INDOSSANO LA DIVISA OGGI?
“Dico sempre che spendere qualche ora del proprio tempo con chi ha più bisogno di noi non è un sacrificio, ma un arricchimento personale straordinario. Si torna a casa cambiati. Le benedizioni che ricevi dagli ammalati quando porti loro sollievo sono vere benedizioni, qualcosa che ti resta dentro per sempre. E poi, il volontariato ti lascia un rapporto umano splendido con tutti. Fatelo con il cuore, non ve ne pentirete.”








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