#lamiaesperienzainmaniamiche | Patrizia Lambiase: l’empatia come strumento di soccorso
La nostra rubrica #lamiaesperienzainmaniamiche ospita oggi la testimonianza di Patrizia Lambiase, una volontaria con un percorso iniziato molti anni fa nel settore dell’emergenza e ripreso con determinazione nel 2021.
Dalle prime esperienze nel pronto intervento fino alla gestione dei flussi durante la pandemia, la sua storia è una lezione di pragmatismo e dedizione verso chi si trova in situazioni di fragilità.
PATRIZIA, IL TUO PERCORSO IN MANI AMICHE HA RADICI LONTANE. COM’È CAMBIATO IL TUO MODO DI FARE VOLONTARIATO DAGLI INIZI A OGGI?
“La mia prima esperienza in associazione risale a circa 25 anni fa. All’epoca l’attività era molto improntata allo stile ‘pronto intervento’: ritmi serrati, interventi rapidi, una formazione continua sul campo. È stata una scuola incredibile. Dopo una lunga pausa per dedicarmi alla crescita del mio primo figlio e alla famiglia, nel 2021 ho deciso di rientrare. Ho rifatto il corso e mi sono rimessa in gioco con uno spirito nuovo, più consapevole di quanto il nostro supporto sia necessario in momenti di crisi collettiva.”



IL TUO RIENTRO È AVVENUTO IN UN MOMENTO STORICO PARTICOLARE: LA PANDEMIA. COSA TI HA SPINTA A TORNARE PROPRIO ALLORA?
“Sentivo il bisogno di rendermi utile. Il periodo del COVID aveva lasciato ferite profonde nella comunità e volevo dare il mio contributo concreto. In quell’anno mi sono occupata principalmente dell’assistenza presso i punti vaccinali di San Francesco e Santa Lucia. Non è stato un compito semplice: c’era molta tensione, la gente era esasperata dalle attese e dalle difficoltà burocratiche. Gestire la rabbia e la frustrazione delle persone ha richiesto molto equilibrio.”
COSA TI HA LASCIATO QUELL’ESPERIENZA?
“Ricordo bene la fatica di quei mesi. Dovevamo essere pronti a rassicurare chi aveva paura o a mediare quando gli animi si scaldavano. È stata un’esperienza che mi ha mostrato il lato più fragile, ma anche più autentico, della nostra società.”
DOPO TANTI ANNI DI SERVIZIO, QUAL È L’INSEGNAMENTO PIÙ GRANDE CHE HAI TRATTO DAL VOLONTARIATO?
“Ho imparato che fare del bene agli altri è un processo che arricchisce innanzitutto chi lo compie. Stando in associazione vedi tanta sofferenza, specialmente quella delle persone sole. Questo mi ha fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale aiutare il prossimo.”
QUALI SONO, SECONDO TE, LE CARATTERISTICHE CHE NON POSSONO MANCARE IN UN VOLONTARIO?
“L’empatia è la base di tutto. Devi avere la capacità di metterti nei panni degli altri e uno spirito caritatevole che ti guidi nelle scelte. Senza la capacità di ascolto, il soccorso resta a metà. È un’esperienza che consiglio perché ti apre gli occhi sulla realtà e ti trasforma profondamente come persona.”
COSA SIGNIFICA PER TE FAR PARTE DEL GRUPPO DI MANI AMICHE?
“Per me è una grande famiglia. Fin dal primo giorno del mio rientro mi hanno accolta con calore, facendomi sentire subito parte integrante del progetto. Sapere di poter contare su un gruppo unito rende meno pesante anche il servizio più difficile. Ringrazio l’associazione per l’opportunità di essere utile ogni giorno.”





Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Fornisci il tuo contributo!